venerdì 10 marzo - Damiano Mazzotti

Dick Feynman. Le battute di uno scienziato molto speciale

Michelle Feynman è la figlia del famoso fisico e ha curato la pubblicazione delle migliori considerazioni del padre nel libro “Le battute memorabili di Feynman” (Adelphi, 2017, 410 pagine, euro 26).

Michelle esplora il pensiero informale di uno dei più grandi fisici del secolo scorso, probabilmente il più influente dopo Albert Einstein. Ne emerge un quadro di riflessioni molto sintetiche e limpide:

“Il primo principio è che non dovete ingannare voi stessi: la persona più facile da abbindolare siete proprio voi stessi” (p. 351). “Ho il sospetto che ciò che accade nella mente umana possa essere molto, molto diverso da un individuo all’altro” (p. 356).

“Bisogna innamorarsi di una teoria e, come per una donna, questo è possibile solo se non la si capisce completamente” (123). I difetti “verranno a galla in seguito, ma a quel punto l’amore è abbastanza forte da tenerci attaccati a lei” (p. 197).

“…i filosofi dicono un sacco di cose su cosa sia assolutamente necessario per la scienza, ed è sempre (per quello che si può vedere) piuttosto ingenuo, e probabilmente sbagliato” (p. 129).

“Gli scienziati sono gli esploratori, i filosofi sono i turisti” (p. 133).

“Non riuscivo mai a capire quel che facevano tutti quanti gli altri, e quindi facevo a modo mio” Diceva Richard Feynman. E per parafrasare Frost, “da qui ogni differenza è venuta” (Thomas A. Tombrello intervistato da Heidi Aspaturian, p. 374).

 “Mi sento dire: “come fai a vivere senza sapere?”. Non capisco cosa intendano. Io vivo sempre senza risposte. È facile. Quello che voglio sapere è come si arriva alla conoscenza” (p. 47).

“Uno dei maggiori e più importanti strumenti della fisica teorica è il cestino della carta straccia”.

“Chi vuole una prova che i fisici sono in fin dei conti umani, la può trovare nell’idiozia di tutte le differenti unità che usano per misurare l’energia” (p. 114). “È importante rendersi conto che, nella fisica di oggi, non sappiamo nulla sulla natura dell’energia” (1961, p. 201). E, dopotutto, un ingegnere è “qualcuno che sa come convertire l’energia da un’unità di misura all’altra” (p.156).

 “La biologia non è solamente informazione scritta; è anche informazione per fare qualcosa… Molte cellule sono davvero, minuscole, ma sono assai attive; elaborano sostanze varie” (p. 86).

“L’origine della forza di gravità è un problema che lascia perplesso anche me: sono assolutamente convinto che non la stiamo comprendendo a fondo” (corrispondenza con R.I., Elliot, 1949, p. 86). Perchè la gravità sembra agire in una sola direzione?

“C’è sempre un altro modo, per dire la stessa cosa, che però sembra completamente diverso dal precedente. Non so quale sia il motivo. Credo che ci sia in qualche modo una rappresentazione della semplicità della Natura” (p. 90).

“Se volete parlare della Natura, sappiate che state per parlare di qualcosa di complicato e sporco, e dunque, in prima approssimazione, che richiede sempre più precisione” (lezione, 1961, p. 91).

“Il mondo è un caos dinamico di cose tremolanti, se lo si guarda nel modo giusto” (Fun to Imagine, P. 357). E “Non si può definire precisamente qualunque cosa…” (p. 132).

“Un grande fisico guarda le cose da punti di vista diversi, prendendoli in considerazione tutti, anziché sposarne uno solo, come facevo io” (p. 164).

“Ciò che non so ricreare, non lo capisco” (scritta sulla lavagna il giorno della sua morte, p. 339).

“La pace è una grande forza, per il bene e per il male. Come può essere per il male? Non lo so. Lo scopriremo, se mai avremo la pace” (p. 133). L’alta crescita demografica potrebbe farci male…

“In questa epoca di alta specializzazione, è raro che chi conosce a fondo un argomento abbia le competenze necessarie per affrontarne altri diversi. Per questa ragione i grandi problemi delle relazioni tra i diversi aspetti dell’attività umana sono sempre meno dibattuti in pubblico” (p. 141).

“Il possedere una memoria della specie, un bagaglio culturale che si può tramandare da una generazione all’altra, era una grande novità, ma soffriva di una malattia. Era possibile trasmettere idee sbagliate. La specie ha accumulato idee, ma queste non sono necessariamente vantaggiose… E poi si scoprì un sistema per evitare la malattia. Il sistema consiste nel dubitare che ciò che viene tramandato sia vero; nel cercare di scoprire ab initio, di nuovo partendo dall’esperienza, quali siano i fatti piuttosto che prendere per oro colato l’esperienza di chi ci ha preceduto” (p. 97). Quindi ogni cultura si nutre di una massa spropositata di stronzate. Le seghe politiche e mentali sulle previsioni sulla crescita economica sono il midollo spinale della cultura occidentale attuale (niente e nessuno può prevedere il futuro).

Nemmeno gli scienziati sono onesti. “Intendo uno che chiarisce l’intera situazione, che fornisce tutte le informazioni necessarie per qualunque essere pensante possa farsi un’idea e decidere con la propria testa” (p. 228).

“Se elaborate una teoria, e la pubblicate o la divulgate, dovete anche divulgare i fatti che la contraddicono, assieme a quelli a suo sostegno” (p. 164).

“Studiando la fisica, si impara una lezione: possiamo fare una minima parte di quanto c’è da fare. Le nostre teorie sono davvero molto limitate” (p. 165).

La matematica è un processo di astrazione, “è la ricerca di regolarità nelle strutture” (p. 245).

“Uno dei modi per fermare la scienza sarebbe quello di fare esperimenti solo nella regione in cui si conoscono le leggi” (p. 233).

Heisenberg e Feyman discutevano spesso e una volta Feynman disse: “Tra le nuove generazioni sono pochissimi quelli che oserebbero pubblicare qualcosa che contiene contraddizioni… Si verrebbe immediatamente criticati dagli altri, che direbbero “qui ti contraddici, quindi non puoi avere ragione”. Ma rispondere: “Sì lo so che non posso avere ragione, e la contraddizione certamente c’è, ma porca miseria io lo vedo che è giusto!” è sicuramente un atteggiamento molto bizzarro. Come fai a sapere che è giusto? Non puoi dimostrarlo, dato che ci sono contraddizioni” (Werner Heisenberg intervistato da Thomas S. Khun, p. 382).

In effetti è la natura spesso contraddittoria della Natura che complica le cose a noi poveri umani.

 

Richard P. Feynman ha vinto il premio Nobel per la Fisica nel 1965 per il suo contributo alla teoria dell’elettrodinamica quantistica. Partecipò al Progetto Manhattan durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1985 ha pubblicato le sue memorie registrate su nastro in “Sta scherzando, Mr. Feynman!” (“un approccio da saloon, più che da circolo docenti”, Tom Stoppard, 1994, p. 382).

Per approfondimenti: www.feynman.com, http://leganerd.com/2011/07/13/richard-feynman (“La fisica è come il sesso: si può certamente dare dei risultati pratici, ma non è per questo che lo facciamo”), www.ted.com/talks/richard_feynman (Physics is fun to image, BBC TV, 1983).

 

Nota generale – “Feynman non era il più teorico dei teorici, ma era il più fisico dei fisici, e il più insegnante degli insegnanti” (Valentina L. Telegdi, 1989, p. 372). Era molto difficile descrivere come operava il suo genere di intelligenza: “Aveva questa capacità di osservare il mondo da un’angolatura diversa, e cercava di arrivarci in maniera cosciente e deliberata. Penso che ci abbia lavorato parecchio, con risultati meravigliosi” (Thomas A. Tombrello, p. 372). Nella fisica e nelle scienze “è tutto talmente interconnesso che se si usano nomi diversi è solo per comodità” (p. 145). “La distanza tra le regole fondamentali e i fenomeni osservabili è tale da rendere incredibile che l’enorme varietà dei fenomeni naturali sia semplicemente il risultato di una ferrea applicazione di regole semplici” (p. 146). E di solito “La verità si può riconoscere dalla sua bellezza e semplicità” (p. 154).

Nota esistenziale – “Ma se una cosa non è scientifica, se non può essere verificata tramite l’osservazione, non significa che sia inutile, o sbagliata. Non stiamo cercando di dimostrare che la scienza è buona e le altre cose no” (p. 158, “The Uncertainty of Science”). In genere “Lo scopo del pensiero scientifico è prevedere che cosa succederà in determinate circostanze sperimentali” (p. 157). Sappiamo poco e“Se sappiamo di vivere nell’incertezza, dovremmo ammetterlo” (p. 295).

Nota filosofica – Ci sono domande che non hanno una risposta precisa o una sola risposta. “Quindi ciò che oggi chiamiamo “conoscenze scientifiche” è un corpo di affermazioni a diversi livelli di certezza. Alcune sono estremamente incerte, altre quasi sicure, nessuna certa del tutto” (p. 296).

Nota psicologica – Questa è “la cosa più importante che ho imparato: se hai una motivazione molto forte per fare qualcosa e cominci a lavorarci, ogni tanto devi fermarti e guardarti attorno, per capire se le motivazioni originarie sono ancora valide” (p. 270).

Nota politica – “Sappiamo tutti che non sanno quello che fanno, a Washington”. Non sono stupidi, è solo che non sanno gestire i problemi e i numerosi esperti. “Ma un giorno, forse, tutti si renderanno conto poco alla volta che gli esperti in realtà non sanno quasi nulla” (p. 281). Comunque “la nostra libertà di dubitare è nata da una lotta contro l’autorità, agli albori della scienza”, e “lo sviluppo delle potenzialità umane richiede che sia tollerato l’errore” (p. 293 e 294).

Nota davvero divertente – “Esiste una malattia del computer, che conoscono tutti quelli che ci lavorano. È una malattia grave, che compromette seriamente il lavoro. Il problema del computer è che ci si gioca!” (p. 251). “Per rivedermi a Washington mi devono inviare come minimo un mandato di comparizione da parte del Congresso” (lo scienziato si riferiva alla partecipazione alla commissione di inchiesta sull’esplosione della navetta spaziale “Challenger”, 1986). “La scienza è la fede nell’ignoranza degli esperti” (p. 300).




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