mercoledì 12 luglio - Aldo Giannuli

Di Maio ha detto la verità. Purtroppo…

Al solito, la stampa, quando attacca i 5stelle carica a testa bassa e senza badare a quello che ha effettivamente detto il bersagliato. La stampa ha ridicolizzato un’ affermazione di Di Maio che avrebbe rivendicato al M5s l’eredità di Almirante, Berlinguer e la Dc.

Se effettivamente il vice presidente della Camera avesse detto queste cose, sarebbe stata una dichiarazione stravagante, ma ha detto un’altra cosa: che nel M5s ci sono tanto nostalgici di Almirante, quanto di Berlinguer ed anche della Dc, ma che questo trova nel M5s il superamento in un progetto che va oltre le categorie di destra e di sinistra. Messa così, la prima parte dell’affermazione di Di Maio (ci sono eredi di Almirante ecc.) è una semplice constatazione verissima. Effettivamente, nel M5s sono confluiti sia ex missini che ex del Pci o della Dc e sin qui è difficile dargli torto.

Dove il suo ragionamento si inceppa è nella seconda metà: che il M5s sia riuscito a costruire una sintesi che superi queste antiche contrapposizioni e lo abbia fatto solo in grazie ad un metodo non ideologico. A parte il fatto che, per quanto i termini dello scontro non siano più quelli di 40 anni fa, le ragioni di esso non tacciono del tutto e motivi di contrapposizione, fra quello che pensa un ex missino e quel che pensa un ex comunista, sussistono ancora, resta da capire cosa sia questo metodo non ideologico. Anche perché, alla base dell’azione del M5s c’è il richiamo alla democrazia diretta che, piaccia o no, è una ideologia al pari di molte altre e, se si può pensare che un ex comunista, magari divenuto libertario, possa far sua quell’ideologia, nel caso dell’ex fascista questo appare impossibile. Si dovrebbe parlare, dunque, di una conversione ideologica, ma non pare questo il caso. Il punto è che sulla questione dell’ideologia c’è scarsa chiarezza e si confonde l’ideologia in quanto tale con il suo cattivo uso. L’ideologia non è altro che un sistema di idee organizzato, per il quale i vari pezzi si sostengono a vicenda e si integrano. Anche la scienza è un sistema ideologico, anzi, ospita nel suo interno molteplici ideologie che spesso assumono la forma di paradigmi scientifici.

Il suo cattivo uso è la pretesa che ci siano dogmi indiscutibili, ma una visione di insieme, un modello di società cui ispirarsi, un sistema valoriale sono cose di cui non si può fare a meno. Ovviamente le ideologie, al pari dei paradigmi scientifici, non sono eterne e, dopo un periodo più o meno lungo, sono destinate ad essere superate, abbandonate o trasformate in nuove sintesi. E possono anche ibridarsi fra loro, dando risultati più o meno riusciti.

Nel caso specifico, non vedo esiti particolarmente felici dall’ibridazione del neo fascismo del Msi, dell’eurocomunismo berlingueriano e di una qualsiasi delle correnti ideologiche della Dc.

La verità è molto più semplice: si possono benissimo mettere insieme reduci e nostalgici delle più diverse provenienze sinchè si tratta di dare una spallata per far crollare un sistema politico, in particolare se il suo livello di legittimazione è crollato a valori minimi. Ma quando si debba procedere alla sua sostituzione, quella confluenza di opposti che ha retto il movimento sino a quel punto, è destinata a decantare ed a separare i suoi elementi costitutivi, se non si è dato vita ad una nuova cultura politica capace di trattenere la gran parte dei seguaci. E questo il M5s sta cercando di farlo ma non è ancora riuscito a fare e quello che è stato il suo punto di forza (attingere ai più diversi serbatoi elettorali) potrebbe rivelarsi il suo punto di debolezza di qui a non molto. Speriamo bene.

Aldo Giannuli



1 réactions


  • pv21 (---.---.---.212) 13 luglio 19:50

    TRANELLI >

    D’un tratto è tornato di moda discutere di “fascismo”, di nostalgie e di rigurgiti. E il dibattito politico si è tutto incentrato sulla opportunità o meno di rimettere mano alla legge Scelba (1952).

    Nel merito.


    Il fascismo si caratterizzò per certi suoi canoni nazionalistici, autoritari e totalitari.

    Cercando delle tracce solo tra il popolo nessuno sembra saper cogliere analoghi connotati all’apice di più forze politiche sedicenti “democratiche”.

    Ovvero. Da diverse stagioni si punta ad un modello di leadership “carismatica”, impersonato da singoli “capi” e gruppi ristretti di “fedelissimi”, che promette di “ribaltare” il paese in crisi.

    Fatte salve le dovute distinzioni storiche è difficile negare che non si tratti di “centri di potere” verticistici, tanto esclusivi quanto autoritari. Con tanto di “dissidenti” da emarginare.


    In altri termini.

    Il fascismo è ormai sorpassato come ideologia, ma di certo non come “culto” (mediatico) di un elitario potere decisionista.

    Non serve e non basta rimettere mano alle esistenti norme anti-fasciste.

    Il VERO rischio è nell’attuale “gara” finalizzata a blandire, a gesti e parole, il crescente numero di cittadini, “fiaccati” e “delusi”.

    CITTADINI disposti ad assecondare il politico che, dotato di certi attributi, appaia capace di tacitare il troppo inconsistente “vociare”, sbaragliare il campo con un paio di mosse e tracciare la rotta per uscire finalmente dai marosi (problemi). E perfino se costasse una qualche rinuncia alla piena libertà di espressione.


    Sarebbe il VOLTO suadente di una “olicrazia”.

    Trionfo di quella classe di Primi Super Cives attenta a privilegi, interessi …


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