Sorprende non poco l'atteggiamento dell'ex Viceministro alle infrastrutture Roberto Castelli, specchio della decadenza di una classe politica inadeguata al momento storico che stiamo attraversando. Incalzato da Maurizio Zamparini (prima) e con maggior veemenza da un gruppo di cassintegrati sardi, il Senatore abbandona la platea di Santoro.
C'era una volta un'Italia felice, tutta sorrisi e canzonette, così come ci viene tramandata dai filmati che raccontano il boom economico degli anni '60 e, perché no, dalle miriadi di film che raccontano il servizio militare di Gianni Morandi. Ma i tempi passano, la leva obbligatoria è stata abolita, il buon Gianni condurrà (a suon di euro!) il Festival di Sanremo e l'Italia scopre i suicidi per la disperazione di chi non riesce ad arrivare al 15 del mese.
C'erano una volta uomini politici degni di questo nome: Berlinguer e Almirante su tutti, uomini eleganti dai toni pacati e mai inopportuni. Avversari che ispiravano al rispetto ed al buon senso ogni parola del dibattito politico, consapevoli del ruolo istituzionale che un tempo rivestivano i leader politici: persone preparate culturalmente e professionalmente, non mere bestie da campagna elettorale. Oggi ci accontentiamo di un bel sedere, due belle labbra che ispirano pensieri torbidi. O, nella peggiore delle ipotesi, di personaggi discutibili quali Borghezio, il Trota ed il Senatore Castelli, incapace di ribattere alle lecite rimostranze di un operaio sardo.
Il salotto di Santoro non sarà certo accogliente come quello di Letterman, chi accetta un invito, soprattutto se proviene dagli schieramenti del centrodestra, sa bene a cosa va incontro.
Non dev'essere sembrato così al senatore lombardo, il quale già palesemente in difficoltà per i boati ed i fischi provenienti dalla platea, palesemente schierata non a favore dell'antagonista Enrico Letta, bensì contro un malcostume ed il modus agendi della politica italiana: se ci fosse riuscito il nipotino d'arte, staremmo tessendo le lodi del nuovo leader dell'opposizione.
Ma purtroppo, l'unico a far sobbalzare dalla seggiola Castelli, è stato un operaio sardo di cui non conosciamo il nome che peraltro sarebbe un dettaglio irrilevante. Gente così fiera della propria appartenenza di classe (non quella operaia, ma la classe dei cittadini vilipesi dai governanti) non ha bisogno di essere identificata perché diventa trasposizione stessa del dissenso. Il buon Castelli (senatore, il cui indennizzo parlamentare è pagato attingendo alle tasche degli italiani... un dipendente di lusso, insomma!) non riesce a sostenere il peso delle argomentazioni addotte dall'operaio e da Maurizio Zamparini, presente in studio per presentare il proprio movimento d'opinione "Movimento per la gente". Castelli prova la difesa: attacca il presidente del Palermo Calcio, offende il movimento d'opinione che considera inutile, perché per l'ex candidato sindaco di Lecco, il difficile è il prendere i "voti" (e lui ne sa qualcosa, vista la trombata subita alle ultime comunali...).
Prova a difendersi ancora il lumbart: perde le staffe, spara a zero sulla Sicilia ed il suo malgoverno, si tira addosso gli strali di buona parte dello studio, su internet è una bolgia di insulti dettati dall'insofferenza. Dichiara di essere disposto alla "rissa" (dialettica, scommettiamo), salvo poi arroccarsi e fare spallucce davanti alla mole di insulti riversatagli addosso. E' lo sfogo di una nazione affamata da anni di cabarettisti a palazzo Chigi, di persone che non frequentano festini e ristoranti pieni. E' lo sfogo di chi ha paura di non farcela.
Persino il vulcanico Zamparini sembra il più fine dei pensatori, dinnanzi alla pochezza e all'incapacità argomentativa di Castelli.
La fuga dal dibattito, il sottrarsi alle domande di un pubblico inferocito, rappresenta per chiunque una immediata sconfitta dal punto di vista dell'immagine. Se a fuggire è un politico dovremmo iniziare a dubitare delle sue capacità, ma se quel politico è Castelli, i dubbi sono facilmente risolti. In senso negativo, ovviamente.
Sono d’accordo sul fatto che gli insulti non siano mai giustificabili.
Tuttavia da un esponente di primo piano sulla nostra scena politica e soprattutto menbro del Governo fino a poco tempo fa, ci si aspetta che sia in grado di ascolate e, auspicabilmente comprendere i disagi e le problematiche della gente.
Chi ha visto tutta la trasmissione ricorderà che prima del dibattito con l’operaio sardo Castelli aveva già polemizzato con un rappresentante del movimento dei camionisti dandogli dell’ignorante e con alcuni manifestanti siciliani ai quali, dopo l’esposizione dei loro problemi, ha ribattuto con argomentazioni riguardanti non i fatti in questione ma gli sprechi della regione Sicilia ed il numero dei rappresentatni in tale regione.
Ritengo grave il fatto che Castelli abbia abbandonato lo studio, ma ritengo ancora più grave che un ex membro del Governo non sia in grado di ascolatare gli argomenti dei cittadini che protestano, indipendentemente dal fatto che possa essere d’accordo o meno con loro.
Questo è sintomatico dell’ormai appurato distacco della politica dalla realtà.
Ribattere con argomenti diversi rispetto a quelli di cui si parla, non ascoltare ed insultare (ricordiamo che la Lega ed i suoi esponenti non sono nuovi a fatti del genere ma a parti invertite in cui sono esponenti politici della Lega stessa a dare dei rompic****i, ecc. ) a mio parere sono indicativi del fatto che molti politici ormai vivono in una realtà diversa da quella dei fatti e non sono in grado di comprendere i reali problemi che devono affrontare, che è il loro compito oltre che dovere. Castelli, ma anche gli altri esponenti politici, hanno il dovere di dare risposte e di rispondere anche a chi li accusa di avere fatto poco o niente per risolvere certe situazioni di disagio.
Complimenti a Castelli e a tutti i politici che non sono in grado di ascoltare anche chi non la pensa come loro e che a volte, probabilmente per esasperazinoe comprensibile, usa delle parole e dei toni eccessivi. Ascoltare è il primo passo per comprendere. Comprendere è il primo passo per risolvere. Chi di voi non ascolta non è in grado di risolvere i problemi del paese e dovrebbe iniziare a dedicarsi ad altro.
PS: per par condicio anche le risposte di Letta non mi sono piaciute, seppure almeno pacate.