giovedì 10 agosto - Phastidio

Consip, la facile profezia sui rischi del gigantismo delle gare

Egregio Titolare, è sempre poco elegante autocitarsi, soprattutto quando si beneficia della cortese ospitalità su questi pixel, ma in relazione al caso Consip non se ne può fare a meno. E, addirittura, le autocitazioni saranno ben due (abundantis abundantia).

di Luigi Oliveri

Partiamo, prima, dai fatti. L’Anac ha concluso le proprie indagini amministrative sul famoso appalto del Facility Management, un immenso global service da 2,7 miliardi, confermando le ombre già evidenziate dalla magistratura: il sistema Consip non ha mostrato anticorpi contro trust anti concorrenza, accordi e turbative, d’asta. Anzi, con lotti di valore eccessivo ha di fatto favorito gli accordi sotto banco tra alcune imprese, che hanno avuto la strada spianata per ripartirsi le aggiudicazioni. Il tutto, con evidente sacrificio di efficienza, rispetto della concorrenza e del mercato e, soprattutto, della legalità e della lotta alla corruzione.

 

Qui, allora, caro Titolare, scatta una propria autocitazione:

«Tra pochi anni scopriremo con finta meraviglia che la concentrazione degli appalti in poche centrali di committenza, per effetto dell’ingigantimento delle basi di gara o della serialità degli appalti, avrà attratto l’attenzione della criminalità su quei soggetti aggregatori che si vorrebbero creare allo scopo di tenere lontana la criminalità stessa. Lo scriviamo adesso, nel dicembre 2014, a memoria di un futuro certo, certissimo»

Qui la fonte del (facile) vaticinio.

Una valutazione troppo drastica? I fatti, a meno di tre anni dalla “premonizione” paiono dimostrare esattamente il contrario.

Del resto, sull’efficacia della Consip il costituzionalista Gianluigi Pellegrino, nell’intervista rilasciata a La Repubblica “Gianluigi Pellegrino: ‘Gare enormi e fatte male, così si creano i trust’” pare anche più tranciante, rispetto alla profezia di cui sopra. L’avvocato Pellegrino non le manda certo a dire:

«Il punto principale è come vengono disegnate le gare. Con numeri così grandi e servizi così diversi tra loro, con richieste generiche, che vanno appunto dalla pulizia alla gestione di immobili pubblici e uffici scolastici, è inevitabile che si presti il fianco alla creazione di cartelli: con quei numeri vengono fatte completamente fuori le piccole e medie aziende. E quei pochi hanno oggettivamente tutto l’interesse a mettersi d’accordo tra loro»

Dopo mesi ed anni di santificazione della Consip e dell’aggregazione delle stazioni appaltanti, le affermazioni di Gianluigi Pellegrino, per quanto suffragate da indagini penali ed amministrative, destano ancora stupore. Dunque, l’intervistatore ribatte, osservando al costituzionalista che “Lasciando però la palla in mano alle amministrazioni locali si presta il fianco ancora di più alla corruzione”. È la tesi di molti: più stazioni appaltanti vi sono, più possono essere deboli, impreparate e permeabili alla corruzione. Pellegrino risponde con un’osservazione ovvia:

«Non mi sembra che la centralizzazione confusa e mastodontica dia prova migliore. Le centrali di appalti hanno senso su prodotti omogenei e predefiniti, e per lotti di dimensioni accettabili. Se invece di comprare una siringa ne compro mille, risparmio. Ma è un discorso che vale soltanto su prodotti simili. Nel caso di Consip, si è andati in altra direzione con un aggiunta poi di non poche grossolane illegittimità nelle procedure»

Il costituzionalista tocca, caro Titolare, anche il tasto del “risparmio”, utilizzato moltissimo a sua volta ai fini della santificazione della Consip, raccontata come imprescindibile ed ineluttabile strumento per “far risparmiare” la pubblica amministrazione nell’acquisizione di beni e servizi.

Le cose stanno davvero così? Andiamo, allora, alla seconda autocitazione, del 2016 (qui la fonte):

«Leggendo la nota di aggiornamento al Def per il 2015 si nota che la spesa dovuta ad acquisti intermedi (cioè ad appalti, forniture e servizi) negli anni si prevede continui a crescere: 132.002 milioni nel 2016, 133.984 milioni nel 2017, 135.139 milioni nel 2018 e 137.916 milioni nel 2019. Dunque, i risparmi derivanti dalla Consip, che fine fanno?»

Già, che fine fanno? Ma, soprattutto, questi risparmi ci sono o non ci sono? Come dice, Titolare? Difficilmente ci possono essere, visto quanto sopra e, soprattutto, visti i numeri? Mi sa che ha ragione, egregio Titolare. Su La Repubblica dell’8 agosto 2017, l’articolo di Giuliano Foschini e Fabio Antonacci ha un titolo di per sé illuminante: “Appalti monstre, alti costi, corruzione così sta fallendo il sistema Consip”. Lo dicono i due giornalisti soli? No, l’articolo si fonda su un’analisi della Corte dei conti relativa ai bilanci della società pubblica per la centralizzazione degli appalti. Analisi per nulla lusinghiera.

Ecco la sintesi dei due giornalisti:

«In sostanza, quindi, secondo la Corte dei Conti gli appalti, così come sono stati strutturati fino a ora in Consip, non hanno portato alcun risparmio alla pubblica amministrazione. Al contrario, ha creato “inefficienze” per le pubbliche amministrazioni che vi si sono rivolte. Ha aperto la strada ai cartelli di imprese, che hanno tagliato fuori le piccole e medie imprese. In più, hanno creato un aggravio economico alla stessa Consip. Sono cresciuti infatti i contenziosi (+32 per cento nel 2015) con un aumento di spese legali, che sono passate da un milione e 500mila euro a due milioni e mezzo»

Ricapitoliamo, dunque, stimato titolare. La Consip né ha contribuito in alcun modo alla salvaguardia della legalità e alla lotta alla corruzione, né ha prodotto alcun visibile e concreto risparmio per la pubblica amministrazione.

 

Come dice, Titolare? Sicuramente gli esponenti del Governo ne avranno preso atto e avranno già dichiarato di voler porre rimedio alle storture del sistema, avendo compreso che la centralizzazione degli appalti, pensata a suo tempo da Carlo Cottarelli come strumento della spending review, non è una buona idea, se non accompagnata da controlli preventivi molto pervasivi e, soprattutto, se non si lascia a Consip ed altri aggregatori non il compito di assorbire il mercato degli appalti ma di calmierarlo, orientando acquisti comunque liberi e autonomi da parte delle amministrazioni?

Ehm…si direbbe di no, caro Titolare. Almeno stando alle dichiarazioni del vice ministro dell’economia Enrico Morando, rilasciate il 7 agosto 2017 al Corriere, nell’intervista dal titolo già eloquente: “Ma il sistema appalti funziona e fa risparmiare Abbiamo fatto bene a cambiare i vertici”. E le dichiarazioni rilasciate all’intervistatore, Lorenzo Salvia, non sono ovviamente da meno: “Mi limito a constatare che il sistema Consip, con la contrazione delle stazioni appaltanti che da 30 mila sono scese a circa 300, ha ridotto i costi per la collettività. Tagliando le spese collegate all’espletamento delle singole gare, e abbassando i prezzi dei singoli prodotti e servizi acquistati”.

Spesa tagliata? Costi ridotti? Salvia, che ovviamente ha letto le inchieste e i documenti, obietta: “Ma in realtà la spesa pubblica non è scesa”. Il vice ministro, tuttavia, non si lascia certo prendere alla sprovvista: “Su questo è bene intendersi. Se i risparmi realizzati grazie alle gare centralizzate vengono poi reinvestiti su altre voci, questo non autorizza a dire che i risparmi stessi non ci sono stati. Non vorrei parlare di complotto però…”.

Ecco, Titolare, il gombloddo. Dovevamo immaginarlo: una trama che la Spectre ordisce per costringere la Consip a produrre gare mastodontiche, senza controllo, a favore delle turbative d’asta e senza alcun risparmio. Speriamo che prima o poi un agente 007 aiuti l’Italia contro i gombloddisti.




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