giovedì 13 aprile - Aldo Giannuli

Come leggere Gianroberto Casaleggio

Prima di tutto chiedo scusa per la mia prolungata assenza, ma da sabato sono fuori combattimento per ragioni di salute, al punto che, pur essendo andato ad Ivrea con non pochi sforzi, poi ho dovuto gettare la spugna prima dell’intervento programmato ed andare via senza aver parlato, cosa che mi dispiace molto perché ci tenevo a dare il mio contributo ad una iniziativa alla cui promozione avevo partecipato. Ma cercherò di rimediare con un video che conterrà quel che avrei voluto dire.

A tutt’oggi non sto particolarmente bene e faccio un po’ di fatica a star seduto e scrivere, di cose da dire ne avrei davvero tante (dalle vicende del M5s alle elezioni francesi, dal convegno di Ivrea alla crisi siriana, alle primarie del Pd), oggi, però, devo dare la precedenza al ricordo di Roberto Casaleggio che, prima di ogni altra cosa, per me è stato un amico che tutt’ora ricordo con commozione.

Roberto per me è stato una persona di grandissima correttezza, un interlocutore sempre intelligente, un amico fragile e divertente, con il quale sono stato più spesso in disaccordo che in accordo. Abbiamo discusso su molte cose e qualche volta l’ho convinto del mio punto di vista, altre volte è stato lui a convincermi del suo, in qualche altro caso siamo pervenuti ad un punto di vista di sintesi, ma nella maggior parte delle occasioni siamo rimasti ciascuno del suo parere, però sempre in un grande rispetto reciproco. E di persone così corrette, che non facessero valere la loro posizione di forza e rispettassero il mio punto di vista, pur nel dissenso, ne ho incontrate davvero poche. Anche a Sinistra.

Sono convinto che in futuro, a Roberto sarà riservata più di una pagina nei manuali di storia del pensiero politico, perché lui è stato un grande innovatore non solo in campo italiano. Abbastanza scontato è il riconoscimento del contributo che ha dato cambiando la politica grazie all’introduzione del Web. E’ stato il primo caso di un partito con seguito di massa nato dal nulla e solo sulla base della rete. Non sono un fanatico della rete e mi rendo conto anche dei fenomeni degenerativi che passano per suo tramite, ma credo che nessuno possa disconoscere il mutamento anche in meglio delle dinamiche politiche indotte dalla rete.

Lo abbiamo visto con i movimenti come gli indignados, Occupy Wall Street, le primavere arabe e, in misura variabile, nella rivolta popolare europea contro le èlites dominanti (che oggi pensano di mettere le briglie alla rete). Roberto ha capito quel che stava accadendo ed ha realizzato uno degli esperimenti più avanzati del rapporto politica-rete quale che possa essere il giudizio sul M5s che a molti non piacerà, ma al quale nessuno può negare il carattere di assoluta novità.

Chi volesse studiare il pensiero di Roberto dovrebbe misurarsi con un autore per più versi atipico e da trattare come caso a sé. In primo luogo è da comprendere il carattere multidisciplinare del suo approccio. Se dovessi descrivere come studioso Roberto con pochi aggettivi sceglierei questi: curioso, culturalmente onnivoro, nomade, filoneista e disorganico.

Curioso: non c’era problema, questione, personaggio che non lo interessasse e di cui non volesse sapere tutto, di conseguenza era un divoratore dei libri più diversi dalla storia, all’economia, alla letteratura fantasy e fantascienza di qualità, e poi arte, politologia eccetera. Devo dire che era anche un lettore non particolarmente ordinato. Regalargli un libro, soprattutto se su un argomento che entrava in particolare nelle sue corde significava costringerlo a leggerlo, perché non avrebbe resistito a lungo a tenerlo inutilizzato sullo scrittoio. E questo spiega il nomadismo dei suoi interessi, i suoi frequenti ritorni, le sue sempre nuove curiosità.

Roberto era innamorato dell’innovazione, il nuovo, il futuro era la sua patria culturale, aveva bisogno di sentirsi trenta anni avanti, il presente lo vedeva come una prigione. Era continuamente alla ricerca di una idea nuova, di un lampo che gli facesse vedere cosa c’è avanti. Questo però aveva i suoi aspetti contraddittori. In primo luogo, questo lo spingeva ad uno sperimentalismo esasperato, con una forte dose di empirismo ed una scarsa sensibilità per la dimensione sistemica. Spesso alcune sue intuizioni erano in contraddizione fra loro, ma la cosa non lo spaventava e quando glielo si faceva notare o cercava un rimedio altrettanto empirico o lasciava cadere l’obiezione come una inutile perdita di tempo. L’idea era quello che contava, il resto era un rumore di fondo, che lo irritava.

Io che lo avevo capito e che avevo notato il fastidio con cui accoglieva le obiezioni di buon senso, in particolare se indiscutibili ma banali, mi divertivo a stuzzicarlo, come quando una volta che, con la sua abituale fretta, decise che una cosa non si sarebbe fatta entro il 32 agosto, alla ripresa o entro il 31 luglio, alla chiusura, ma entro il 31 giugno. Al che obiettai “Impossibile!” “ Ma perché impossibile?! “ “Perché giugno è di 30!”. Non parlò ma mi guardò con occhi di brace per diversi secondi nei quali sono convinto mi abbia odiato. Ma poi gli passava subito.

Questo suo sperimentalismo estremo da un lato era il punto di forza del suo pensiero (era quello che gli consentiva i risultati più acuti) era, però, anche il suo punto debole, perché il suo pensiero era in permanente rivolgimento senza mai divenire sistema organico. E questo spiega sia la sua frase “Non esistono idee di sinistra o di destra ma solo idee buone o sbagliate” dove il parametro per stabilire la giustezza era quello del “futuro immaginato” e che era sempre a dominante tecnologica. Buona era l’idea che avvicinava a quel futuro, cattiva quel che resisteva su quella strada, mentre, a parte una certa ostilità ai poteri finanziari, nel suo pensiero non c’era spazio per il conflitto di classe (anche per questo destra e sinistra gli sembravano idee superate).

L’altro aspetto che derivava da questa impostazione di metodo (e che rende assolutamente atipico questo pensatore politico) è l’esito non sempre scientifico delle sue idee. Roberto era totalmente centrato sulla sua idea dalla quale si lasciava trascinare sino alle estreme conseguenze. Nei casi più estremi, questo sfociava in un testo di vera e propria letteratura fantasy, e la cosa non toglie nulla al valore del suo pensiero e non deve stupire.

La letteratura spesso avverte delle patologie sociali in arrivo: Asimov, Huxley, Zamiatin, Orwell sono stati visionari che hanno descritto i fantasmi del loro tempo e l’ombra del futuro che vi si affacciava. Ma, mentre non è infrequente il caso di scienziati che hanno fatto della fantascienza (appunto Asimov ma potremmo citarne altri), è meno frequente il caso di pensatori politici che hanno calcato questo terreno e, quando c’è stata qualche commissione del genere (Roth, London, per esempio) non ci si è mai spinti sino alla fantascienza e semmai dovremmo cercare nel precedente lontano degli utopisti. La tanto criticata performance su Gaya è stata criticata perché letta come opera di analisi scientifica e non come pagina di letteratura futurologica. E così anche il suo ultimo saggio-video sull’intelligenza artificiale.

Dunque pensatore politico ma anche autore di fantascienza e, per complicare ancor più la vita di chi lo studierà, anche imprenditore-innovatore. La visione del ruolo dell’imprenditore di Roberto si ispirava direttamente alla figura di Adriano Olivetti, ma dietro c’era anche una certa visione schumpeteriana e, forse, addirittura l’utopismo di Owen (che non so se conoscesse).

E, a tutto questo occorre aggiungere la complicata soggettività umana di un uomo introverso, disordinato e geniale. Forse anche infantile per diversi aspetti: ad Ivrea, parlando in un piccolo gruppo, Beppe Grillo ricordava la “scoperta del babà” di un Casaleggio giunto ai 50 anni senza averlo mai conosciuto e del quale era assolutamente incantato come un bambino. La scena non l’ho vista ma l’ho immaginata perfettamente. Roberto viveva in un mondo tutto suo nel quale spesso non si accorgeva di quel che gli stava intorno. Ad esempio –e anche questo Grillo lo ricordava con affetto- la sua assoluta incapacità di usare una tecnologia anche modesta: non guidava, un cellulare un po’ avanzato lo metteva in crisi, per non dire altre macchine più complesse. Ed anche questo l’ho constatato di persona capendo che era persino più imbranato di me su questo terreno, con la differenza che io non ci studio su come faceva lui.

Uno uomo di cui l’alto grado di contraddittorietà era fonte di creatività. Un uomo certamente eccezionale. Ciao Roberto.

 



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