giovedì 22 giugno - Aldo Giannuli

Cina | Sulle rotte della nuova Via della Seta

Molto volentieri vi propongo questo articolo del mio allievo Andrea Muratore. Buona lettura! A.G.

Il 14 e 15 maggio scorsi Pechino ha ospitato l’importante riunione del Belt and Road Forum: ospiti del presidente cinese Xi Jinping, 28 capi di Stato e di governo hanno discusso dei futuri sviluppi dell’importante progetto economico e geopolitico della “Nuova Via della Seta”.

Frutto della nuova visione strategica cinese e lanciato per la prima volta da Xi Jinping in una conferenza stampa in Kazakistan nel settembre 2013, il progetto della Belt and Road Initative (precedentemente noto come One Belt, One Road) si fonda sul concetto chiave della “connettività”. Connettività che la Cina prevede di sviluppare sull’asse euroasiatico sfruttando tanto la direttrice terrestre quanto quella marittima, puntando a garantire un’efficiente crescita dei rapporti economici e degli scambi commerciali a livello multilaterale. La grande sfida del Belt and Road Forum è stata proprio legata alla volontà di Pechino di incentivare la natura multilaterale del progetto: se in precedenza, infatti, la “Nuova Via della Seta” è stata intesa come la somma di numerosi accordi bilaterali di investimento e partnership siglati dalla Cina con i suoi principali alleati strategici (dallo storico accordo sulle forniture di gas con la Russia del 2014 al progetto del China-Pakistan Economic Corridor), ora Xi Jinping intende garantire un maggiore impulso al progetto sottolineando la necessità, per tutti i Paesi coinvolti, di partecipare alla pianificazione e alla programmazione degli investimenti necessari a rendere concreto uno dei più ambiziosi progetti geopolitici di sempre.

Dal punto di vista cinese, il summit di Pechino di metà maggio ha rappresentato un notevole successo: accanto agli appelli a “muovere la Storia in avanti”, Xi Jinping ha ribadito la serietà delle intenzioni della Repubblica Popolare promettendo investimenti per 14,5 miliardi di dollari nel Silk Road Fund e per 36,2 miliardi nell’Asian Infrastructure Investment Bank e promuovendo, di conseguenza, il ruolo di due delle principali organizzazioni create appositamente per veicolare gli approvvigionamenti di denaro necessari ad accelerare la realizzazione della “Nuova Via della Seta”. La vision geopolitica di Xi Jinping è notevole; le principali incognite sulla fattibilità futura della “Nuova Via della Seta” sono legate alla proiezione di lunghissimo termine su cui la sua realizzazione è destinata ad articolarsi (l’agenzia di rating Fitch prevede un fabbisogno complessivo di 5.000 miliardi di dollari nel prossimo decennio) e l’ostilità mostrata nei suoi confronti da importanti attori geopolitici come l’India e gli Stati Uniti d’America. Incognite che hanno ulteriormente spinto alla ricerca di una collaborazione multilaterale, al cui interno la Cina prevede un ruolo di primaria importanza per i Paesi europei: l’Italia, in particolare, è da tempo oggetto di un grande interesse da parte del governo di Pechino, che nella prima carta ufficiale della “Nuova Via della Seta” pubblicata dall’agenzia Xinhua individuava in Venezia l’ideale punto di congiungimento delle due rotte della Belt and Road Initiative.

Paolo Gentiloni ha presenziato al summit di Pechino, unico leader del G7 a parteciparvi: nei prossimi tempi, tuttavia, più che “esserci stati” conterà esser presenti, ovverosia cercare di valutare il potenziale impatto dello sviluppo della “Nuova Via della Seta” sull’interesse nazionale italiano e presentarsi con le migliori credenziali attraverso l’implementazione di una politica efficace legata, in primo luogo, allo sviluppo infrastrutturale, chiave di volta irrinunciabile. Il lungo viaggio della “Nuova Via della Seta” è appena agli inizi, e non c’è dubbio che la Belt and Road Initiative farà notevolmente parlare di sé negli anni a venire: la maggiore risposta al declino della globalizzazione monopolare si sta dimostrando la via cinese alla globalizzazione, sviluppata dal governo di Xi Jinping nel corso degli ultimi anni e destinata ad essere nuovamente incentivata, dopo aver già ricevuto una notevole attenzione nel XIII Piano Quinquennale della Repubblica Popolare, qualora il congresso autunnale del Partito Comunista Cinese dovesse riconfermare in maniera decisa il Presidente, garantendo un’ulteriore legittimazione alla sua strategia geopolitica.

Andrea Muratore




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