sabato 24 giugno - Riccardo Noury - Amnesty International

Caso Regeni | “Rimandiamo l’ambasciatore in Egitto” versus “Verità per Giulio"

Ormai le voci che rappresentano il desiderio di normalizzare i rapporti diplomatici con l’Egitto, attraverso l’annullamento della decisione presa oltre un anno fa di richiamare temporaneamente a Roma l’ambasciatore italiano al Cairo, hanno dato vita a una vera e propria campagna di stampa che è arrivata anche sulle pagine del Corriere della Sera.

Attraverso articoli sostanzialmente uguali gli uni agli altri, la campagna “Rimandiamo l’ambasciatore in Egitto” elenca una serie di ragioni e di “dossier” che meriterebbero una presenza diplomatica al completo al Cairo: l’immigrazione, il terrorismo, la Libia.

Un altro argomento della campagna è quello dei contratti che sarebbero bloccati (quali, non è dato saperlo), provocando problemi a famiglie egiziane e italiane. Di certo, la cosa non riguarda il principale attore economico italiano in Egitto, Eni, i cui vertici hanno varie volte affermato pubblicamente che la tensione diplomatica non sta compromettendo le loro attività.

Ma il “pezzo forte” della campagna, la sua verniciata etica, è questo: il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo favorirà la ricerca della verità su Giulio Regeni.

Dobbiamo ricordare che proprio la mancata collaborazione delle autorità egiziane aveva spinto il nostro precedente governo a richiamare temporaneamente l’ambasciatore, come segno forte di scontentezza. E che proprio quella decisione, sebbene rimasta isolata e ignorata dal resto dell’Unione europea, ha fatto fare un piccolo passo avanti: dai depistaggi alla collaborazione, seppure tardiva e insufficiente.

La campagna “Rimandiamo l’ambasciatore in Egitto” tutto è meno che un sostegno alla campagna “Verità per Giulio Regeni”, che continua a essere adottata da comuni, università, scuole e tantissime persone (lunedì a Torino inizia la “Settimana per Giulio”).

Rimandare l’ambasciatore al Cairo potrebbe portare un vantaggio rispetto ai “dossier” sopra citati ma verrebbe visto dal governo di al-Sisi come un cedimento del nostro paese, un accontentarsi del niente. Le autorità egiziane festeggerebbero la vittoria: a forza di depistaggi, ritardi e perdite di tempo, l’Italia si è stancata.

Si dice: i rapporti diplomatici non possono essere regolati unicamente da una vicenda, per quanto terribile, accaduta a un cittadino italiano. La domanda alla campagna “Rimandiamo l’ambasciatore in Egitto” è allora la seguente: quanto valgono per loro i diritti umani? Quanto vale per loro conoscere i nomi di chi ha sequestrato, torturato e assassinato un cittadino italiano?

Si assumano allora la responsabilità di rispondere: non molto. Ed evitino di fare di Giulio Regeni il postumo testimonial della loro campagna.

Illustrazione di Gianluca Costantini




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