martedì 7 febbraio - Aldo Giannuli

Caso Raggi: la testardaggine può fare danni incalcolabili

Sono un uomo molto sfortunato: mai nessuno che, a mia insaputa, mi paghi il mutuo, anche una sola rata, mai uno che mi abbia beneficiario di una polizza vita, mai uno che mi metta una busta piena di soldi sotto la fessura della porta… Certe fortune capitano solo agli altri. Ma, bando alle tristezze, e veniamo al merito.

Che Romeo abbia fatto una polizza vita a favore della Raggi e di altri attivisti romani del M5s, senza informarne i beneficiari, è tecnicamente possibile, ma che senso ha?

Sembra (stando ai giornali) che Romeo avrebbe dichiarato come causale il fatto di aver avuto una relazione con la Raggi (così come aveva fatto con una sua ex fidanzata), poi avrebbe smentito parlando di stima. Ma che strano modo di esternare la stima e, soprattutto, che c’entrano gli altri attivisti del M5s? Ha avuto relazioni o stima anche con loro? E a me nessuno mi stima? Ma che modi!

Dunque, tutto lascia pensare che, pur se il contratto non prevedeva la controfirma della beneficiaria, l’interessata ne fosse perfettamente al corrente, anche se non ci sono prove di ciò. Lei ha smentito così come ha detto tante altre cose poi rivelatesi non proprio vere (a proposito: siamo sicuri che si chiami davvero Raggi? Mha!?).

La prima spiegazione di questo attacco inconsulto di generosità sarebbe uno scambio: Romeo dà, in questa forma, una certa somma alla Raggi per avere la nomina poi avuta e recuperare lautamente la cifra investita. Ma perché con una polizza vita? In effetti, ci sono polizze vita che, in realtà, non sono tali, ma che, dopo un po’ di anni, sono riscattabili ed hanno il vantaggio di una minore imposizione fiscale e, soprattutto, minori controlli. Per cui, dopo un periodo fissato contrattualmente, vengono riscattate e producono liquidità. A quel punto la cifra, maggiorata dagli interessi, può essere riscossa e versata al beneficiario.

Va bene, ma perché fare questo giro complicato e non dare all’interessata la somma in questione dopo aver intestato la polizza ad un familiare? Peraltro pare che oltre quelle citate, Romeo avrebbe sottoscritto altre polizze per beneficiari diversi (e per ora non identificati) presso altre 4 compagnie.

La spiegazione dello “scambio corruttivo”, messa così, non regge. Naturalmente, ora si possono fare solo supposizioni, essendo in corso le indagini.

Allora, prendiamo in considerazione un altro scenario, (per carità: solo una ipotesi, come se stessimo scrivendo un racconto giallo): in questo canovaccio, Romeo sarebbe solo il cassiere di un gruppo interno-esterno al M5s romano (ovviamente, senza che gran parte del movimento stesso sia al corrente dell’esistenza di questa curiosa corrente) e che quelle somme (e forse altre ancora) siano state il frutto di generose sottoscrizioni di chi ha sostenuto la campagna della futura sindaca. C’è un tesoretto che in qualche modo occorre far fruttare, mettere al sicuro e, nello stesso tempo, sottrarre a controlli troppo invadenti. La formula delle polizze vita consente sia di ottenere interessi non gravati da eccessivi oneri fiscali e controlli, sia di frazionare la somma, intestandola a vari beneficiari appartenenti al gruppo e, il tutto, in una forma plausibile (una forma di assicurazione) e di cui gli interessati, all’occorrenza, possono sostenere di non saper nulla.

E’ solo un’ipotesi investigativa ma merita di essere considerata, anche perché spiegherebbe l’origine delle somme non piccole a disposizione di Romeo che non risulta essere un milionario in Euro.

Se questa ipotesi venisse confermata, andrebbe considerata insieme ad altre evenienze come la questione, riaffiorata del dossier farlocco contro De Vito, che alcuni vorrebbero sia stato confezionato da Marra. E qui una riflessione si impone: per come conosco il mondo del M5s, quella del dossier avvelenato è una idea che non fa parte della mentalità del gruppo. Il grillino tipo non pensa ad uno strumento del genere per sbarazzarsi di un avversario interno e non lo saprebbe nemmeno fare.

Peraltro, buona parte dei componenti del “raggio magico” sono grillini dal 2013, cioè da quando il M5s ha avuto successo, e si sono mantenuti, per qualche tempo, grillini nascosti, salvo emergere in prossimità della crisi della giunta Marino.

Aggiungiamo che Virginia Raggi, non solo ha imprevedibilmente scelto uomini e donne della passata gestione per il suo cerchio ristretto di collaboratori (Muraro e Marra in primo luogo), ma non ha mai dato una motivazione soddisfacente di queste scelte, come se non ci fossero altri al mondo.

A questo punto tocca prendere in considerazione un’ ipotesi, forse non vera, ma che non può essere ignorata: che il M5s sia stato vittima di una infiltrazione che ha falsato la scelta del candidato sindaco, preparando quanto è poi accaduto. E bisogna capire se tutto sia stato solo opera di un gruppetto di arrivisti imbroglioni, o se dietro di loro hanno operato forze ben più rilevanti, quel mondo degli affari romano tanto vicino ai servizi ed a certi settori della Curia. Può darsi che così non sia, ma il movimento ha il dovere di scavare e capire se non sia stato così.

Al posto di Grillo, previa sospensione dal movimento della sindaca, costituirei una commissione di indagine interna per capire cosa sia successo e prendere le misure conseguenti.

Non si tratta di indagare sui reati (quello è compito della magistratura) ma sulle dinamiche politiche che hanno portato a questa situazione e magari scoprire che il movimento è stato vittima di una manovra politica assai sporca.

Grillo, invece, ha scelto la strada della difesa ad oltranza della sindaca, anche contro una bella fetta del movimento, senza capire che quella della giunta Raggi è una battaglia persa sin dal 16 dicembre. Il colpo di grazia potrebbe venire dalle dichiarazioni di Marra o forse da un processo per direttissima con condanna o forse dall’emergere di un nuovo scandalo, ma quello che appare sicuro è che la Raggi sta andando a schiantarsi. Altro che scadenza al 2021.

A questo punto direi che ormai è chiaro che da Roma arriveranno pessime notizie ogni settimana, sino al botto finale. Quale via di uscita ci si immagina che possa esserci?

Io mi preoccuperei più del buon nome del Movimento che della sorte della Raggi. La testardaggine, anche quando si accompagna alla generosità, è una pessima consigliera e può far danni incalcolabili.




Lasciare un commento