lunedì 31 luglio - Carmelo Musumeci

Carcere | Diario di luglio: il primo bagno dopo 26 anni

1/07/2017 I miei compagni continuano a scrivermi e io a rispondere loro, perché non è facile dimenticarsi di amici con cui hai vissuto per 26 anni.

Carmelo carissimo,

 ti confermo di aver ricevuto la tua dell’8/5, torno a farmi sentire dopo un po’ di tempo. Sto continuando le lezioni con il Prof. Belardo, se l’avessi trovato nel carcere a Voghera non solo avrei terminato il 5° anno, ma lo avrei fatto con ottimi voti, perché il Pro. è preparatissimo, mi dà lezioni di Matematica-Fisica-Chimica- e oggi abbiamo iniziato Biologia. Ho scoperto anche che è un geologo: è un pozzo di scienza. È nato un bel rapporto umano. Mi ha detto:

“Pierdonato, dopo 17 anni di insegnamento in carcere, avevo deciso di cambiare: desideravo andare ad insegnare al liceo. In carcere all’inizio dell’anno scolastico ci sono 25-30 detenuti studenti iscritti, ma a fine anno mi trovo con tre-quattro persone. Ero mortificato e avevo deciso di cambiare, poi incontro persone come te, che a 58 anni hai una sete di sapere, di studio, di trasmettere positività ecc.. ecc.. e resto ancora un anno per seguirti.”

 

2/07/2017

 È bellissimo uscire al mattino dal carcere, ma alla sera è sempre brutto rientrare e ogni volta che entro in cella sento il mio cuore sussurrarmi: “Quando riavrò di nuovo la mia vita?” E mi tocca rispondergli: “Se non muoio prima, basta aspettare l’anno 9.999”.

 

3/07/2017

 Per molto tempo ho pensato che nella mia vita ho fatto quello che non sono riuscito ad evitare, ma a sessantadue anni e con un fine pena mai mi sto invece redendo conto che forse non ho fatto abbastanza per non trovarmi in queste condizioni. 

 

4/07/2017

 Penso sempre ai miei compagni murati vivi, specialmente quando ricevo le loro lettere:

“Sul discorso degli educatori e compagnia varia, caro Carmelo, sono 23 anni che vivo in questi luoghi, più altri 6 che ho vissuto prima in modo spezzato, in totale sono ben 29 anni che conosco certi luoghi e persone; se non avessi capito come sono… significherebbe essere messo proprio male. Adesso che ho terminato l’isolamento, cerco di fare tutto il possibile, raccolgo firme, schede, iscrizioni, faccio anche una sorta di lavoro di segreteria, perché a molti detenuti, ormai pesa anche fare una domandina, allora mi prendo l’impegno e faccio tutto io, così ho raccolto iscrizioni, ecc. ecc. Io lotto anche per i miei figli e i miei nipotini, perché desidero che vivino in un paese più giusto, più uguale, dove le classi dominanti non manipolano l’opinione pubblica come accade oggi, con false informazioni ecc. ecc.”.

5/07/2017

 Tutte le sere quando rientro in carcere, per farmi coraggio, penso che in fondo la mia non è stata una brutta vita… ho sofferto ma ho amato e sono amato… peccato per questo ergastolo ma ormai anche questo fa parte della mia vita e quindi lo devo affrontare con il sorriso sulle labbra.

6/07/2017

 Questa mattina è uscito un detenuto a fine pena e mentre aspettavamo l’autobus per andare alla stazione mi ha raccontato tutti i suoi problemi.

Aveva pochi spiccioli in tasca, nessun lavoro all’orizzonte e aveva solo una sorella che per qualche giorno l’avrebbe ospitato: non credo che fuori durerà molto.

Ho pensato che forse una volta in carcere ci entravano solo i “duri”, ora invece, nella maggioranza dei casi, ci entrano i deboli, i fragili e gli emarginati sociali.

Gli ho donato un pacchetto di sigarette quasi vuoto, un mezzo sorriso e gli ho augurato buona fortuna.

Poi per tutto il giorno mi sono sentito un vigliacco per non avere potuto fare di più.

 

7/07/2017

 Ogni tanto da dentro l’Assassino dei Sogni ricevo delle buone notizie:

“L’altro giorno è andato ai domiciliari un mio vicino di cella… circa 68 anni con una catasta di patologie e su una carrozzina, con inizio di Parkinson … … Mamma mia quanto carcere, a persone ammalate, ma siamo in Italia. Purtoppo ci sono magistrati di sorveglianza che se ne fregano della Costituzione e delle norme Europee e tergiversano, facendoci invecchiare fino all’ultimo in carcere.”

 

8/07/2017 

La prossima settimana andrò qualche giorno in licenza e dopo 26 anni potrò fare un bagno al mare.

La mia compagna, i miei figli e i miei nipotini mi stanno aspettando e sto pensando che nella mia vita ho sognato tante cose e molte non sono riuscito a realizzarle, ma ho la famiglia più bella che potevo avere.

9/07/2017

 Una mia cara amica, che ha letto il mio ultimo libro, mi ha scritto queste belle parole:

Caro Carmelo, 

grazie per il regalo del tuo ultimo libro: l’ho letto tutto di un fiato e mi ha davvero commossa.

“Storia non vera” dici di aver dovuto definirla, ma, caspita, è una vera storia di vita vissuta descritta con la mente e, soprattutto, con il cuore da chi, attraverso un lungo e difficile percorso, ha scoperto la sofferenza (anche se il SenzaDio non vuole ammettere debolezza) e l’amore della amicizia.

La descrizione degli avvenimenti e dei sentimenti del SenzaDio, che si succedono man mano che avviene il cambiamento, è coinvolgente anche per la cruda e tremenda realtà che viene rappresentata al lettore, quando, a far da contrappeso alla rinascita di un’anima, che un po’ alla volta si riappropria di quell’originaria umanità che gli uomini hanno dalla nascita, ma che talvolta, a causa dell’ambiente e di altri fattori, rimane soffocata dentro di loro, c’è la terribile disumanità di certi “umani”.

E proprio la descrizione del carcere da parte di chi l’ha vissuta per anni e anni dovrebbe far riflettere e convincere ad apportare le modifiche affinché l’applicazione delle pene possa raggiungere l’effetto della redenzione e del cambiamento, che ogni essere umano ha potenzialmente in sé stesso, specie quando un Angelo gli è vicino.

E tu, Carmelo, ne sei un esempio.

Grazie di ciò che ci insegni! Un abbraccio  Giuliana

10/07/2017

 Non ho più il tempo di leggere come quando ero dentro, murato vivo e chiuso in una cella di giorno e di notte, ma alla sera quando rientro in carcere prima di addormentarmi leggo sempre qualcosa.

E ieri sera ho letto che nel 1985, ad una domanda di uno studente che chiedeva quali consigli egli potesse dare ai giovani, Ludovico Geymonat rispose “Contestate e create”.

Ecco, io penso che anche i detenuti, per migliorare se stessi ed il luogo in cui vivono, debbano fare la stessa cosa.

Invece per anni e anni molti detenuti vivono senza accorgersene, senza cercare di capire… Probabilmente questo accade anche a molte persone in libertà, ma è un peccato che in prigione, dove si ha più tempo per pensare, pochi lo facciano.

 

11/07/2017

 Mi ha scritto un compagno ergastolano:

“Che dirti, qui adesso siamo di nuovo tutti in celle singole, in poche parole ci hanno restituito un po’ di dignità, quella che si erano presi “costringendoci” a stare in due in celle che fanno schifo. Ho imparato una cara lezione, cioè mai più accetterò di rimettermi in cella con chicchessia.

L’altra notizia che ti dò non è buona come questa. La DDA di Palermo ha espresso parere sfavorevole alla richiesta della direzione per la mia declassificazione, e loro cosa fanno? Nulla! Accettano il parere e non inoltrano al DAP la richiesta. Ho scritto al direttore dicendogli che vorrei entrare in possesso di tutta la documentazione a riguardo, in modo che io possa lottare con un legale su questa faccenda. La DDA non può mettere il suo parere negativo con la motivazione che io non ho mai collaborato con la giustizia, non sto chiedendo un permesso dove rientra il 4bis e dunque il 58 ter. Se anche per una semplice declassificazione vogliono la collaborazione vuole dire che questi si sono tutti rincoglioniti e io voglio lottare su questo punto, perciò farò un po’ di “casini” e visto che a questa direzione non piacciono i casini, non credo che starò qui ancora per molto. Tu come te la passi? Ti sei abituato alla libertà o ancora ti sembra un sogno?”

 

12/07/2017

Fra pochi giorni andrò a casa per stare una settimana con la mia compagna, i miei figli e i miei nipotini.

Non vedo l’ora che passano questi ultimi giorni; intanto ho mandato avanti il mio cuore, lui arriva sempre prima di me.

 

13/07/2017

 Ho letto queste parole di Renato Dulbecco, premio Nobel per la medicina, che mi hanno fatto riflettere: “Il bambino è prima di tutto un prodotto della società: il cervello umano, paragonabile ad un potente calcolatore, con miliardi di neuroni e di sinapsi, è programmato solo in parte sulla base del patrimonio genetico di ogni individuo. La sua successiva programmazione, che proseguirà tutta la vita, seppur con intensità decrescente, è determinata dalle interazioni dell’individuo con l’ambiente.”

Lo sapevo che anch’io una volta ero innocente, quindi se sono diventato cattivo la colpa non è mia… però se anche io faccio parte dell’ambiente, vuol dire che sono complice della società in cui vivo… Che casino capirci qualcosa!

 

14/07/2017

Questa mattina quando sono uscito dal carcere mi è venuto incontro un cane abbandonato, che mi ha scodinzolato e fatto le feste.

Sono andato al bar e ho diviso la mia briosce con lui, poi mi ha seguito fino all’autobus e mi è dispiaciuto tanto non portarlo con me.

 

15/07/2017

Stamani ho fatto le valigie. Domani parto per andare a Pratovecchio (AR) per partecipare ad un convegno sull’amore e poi andrò direttamente a casa.

Mi sento tanto felice e chissà perché tutte le volte che mi sento così bene il mio cuore mi ricorda quanto l’ho fatto stare male in ventisei anni di carcere. 

 

16/07/2017

 Oggi è stata una delle più belle giornate della mia vita: piena di emozioni, di affetto sociale e familiare.

Al Convegno organizzato da Romena ho parlato davanti a cinquecento persone. Finito la mia testimonianza quasi tutti si sono messi in fila per salire sul palco e abbracciarmi.

Ervamo tutti emozionati, ma l’abbraccio più bello me lo ha dato Suor Grazia, la monaca di clausura che è la mia madre spirituale e che, anche se non credo in Dio, spero di poter rincontrare anche nell’aldilà.

Poi ho preso il treno e alla stazione c’erano ad aspettarmi i miei due nipotini con la mia compagna, ed è stata tutta una festa.

 

17/07/2017

 È bellissimo svegliarsi a casa e non vedere cancelli, blindati, sbarre, muri di cinta, ed essere invece circondato da due bambini vivaci che ti saltano addosso e ti riempiono affettuosamente di botte.

 

18/07/2017

 Dopo ventisei anni ho fatto il bagno, con i miei due nipotini. Per fortuna non mi sono dimenticato come si fa a nuotare, ma forse non sono più bravo a giocare a carte, perché con la mia compagna non ho vinto neppure una partita, neanche quando ho cercato di barare. 

 

19/07/2017

 Oggi mentre cenavo con tutta la mia famiglia ho pensato che il carcere ti fa apprezzare la libertà ma questa da sola non basta a renderti felice.

Per essere veramente felice devi essere libero insieme alle persone che ami.

 

20/07/2017

Oggi il mio cuore, forse perché è geloso che in questi giorni sono così felice, mi ha sussurrato: “La libertà sta nel piacere di raggiungerla, appena l’hai presa sei di nuovo prigioniero della paura di perderla”. Non gli ho neppure risposto, ma con il pensiero l’ho mandato a quel paese.

 

21/07/2017

I miei nipotini sanno che sono stato tanti anni in carcere e che alla sera vado ancora a dormire in prigione e oggi mi hanno fatto un po’ di domande: quello più grande mi ha chiesto cosa si prova a non essere libero.

Gli ho risposto che la libertà non finisce mai, neppure quando entri in prigione, la libertà sta nel cuore e la puoi perdere solo quando il cuore smette di battere.

Poi però mi è venuto in mente che forse è il contrario, perché la vera libertà si riacquista solamente quando il cuore smette di battere, ma questo non glielo ho detto.

 

22/07/2017

 Oggi mentre prendevo il sole sotto un cielo azzurro e immenso, mi sono ricordato quando lo guardavo attraverso una fitta rete a quadri.

E ho pensato che ho vissuto un’esistenza piena di avventure e sventure, ma l’intensità di questi giorni felici mi ripagano di tanti anni di dolore.

 

23/07/2017

 Mentre osservavo di nascosto, con orgoglio e pieno di soddisfazione, i miei figli, ho pensato che anch’io avrei voluto essere come loro e mi dispiace tanto, più per i miei familiari che per me, che non ho avuto la forza di riuscirci.

 

24/07/2017

 Quando perdi la libertà scopri la bellezza di essere libero, ma purtroppo domani devo ritornare a dormire di nuovo in carcere e non posso farci nulla.

 

25/07/2017

 Oggi durante il viaggio in treno verso il carcere, per consolarmi, ho pensato che forse sono innocente anche se non lo sono, perché anche se ho fatto il delinquente e nella mia vita ho commesso tanti reati ed errori, ho rispettato le regole e le leggi della cultura e dell’ambiente deviante che mi ha nutrito fin da piccolo.

26/07/2017

Una studentessa mi ha mandato dei dolci artigianali, per ringraziarmi dell’aiuto che le ho dato per la sua tesi.

Il suo pensiero mi ha fatto particolarmente piacere, anche perché i dolci sono buonissimi e ogni mattina prima di prendere il caffè ne mangio uno.

 

27/07/2017

 Oggi compio 62 anni: mai avrei immaginato che sarei rimasto vivo e che lo avrei festeggiato da uomo semilibero.

Il mio angelo mi ha portato a mangiare fuori in una trattoria che si chiama “La tana dell’orso” e sono stato tanto felice.

 

28/07/2017

 Per ringraziare le centinaia di persone che ieri mi hanno fatto gli auguri su facebook ho scritto queste parole: 

Dopo ventisei anni di carcere, oggi è il mio primo compleanno da uomo semilibero, voglio dedicare a tutti quelli che mi hanno fatto gli auguri questa poesia che avevo scritto negli anni bui, quando ero convinto che di me dal carcere sarebbe uscito solo il mio cadavere.
Grazie a tutti quelli che in questi anni mi hanno letto, senza di voi non ce l'avrei mai fatta a sopravvivere, vivere e ad esistere. Grazie. Un sorriso da me e uno dal mio cuore.

VITE DISABITATE

Sangue nell’anima
lacrime nei ricordi
sguardi spenti
occhi bui
silenzi vuoti
rumori senza colori
fine pena mai.

Gelida vita
senza luce
né fine pena
sorrisi opachi
rivestiti di ghiaccio
notti interminabili
fine pena mai.

Tempo che va
su e giù
fra la vita
la morte
fra sogni
e incubi
fra bianco
e grigio
fine pena mai.

29/07/2017

 Ieri sera i miei compagni della sezione semiliberi, forse per colpa del caldo, non avevano sonno e si sono messi a farmi domande sui giudici, la giustizia, ecc... Sui giudici ho risposto che il loro guaio è che quando condannano chi ha commesso un reato non si chiedono mai il perché uno lo ha commesso… Ma ho criticato anche i detenuti, perché sono diventati individualisti e non fanno più lotte collettive e per loro l’unica cosa che conta è uscire, danno maggiore importanza al fine che ai mezzi e così facendo escono peggiori di quando sono entrati… e al sistema va bene così… Poi mi è calato il sonno e ho detto loro di farmi dormire.

30/07/2017

La notizia dell’ennesimo suicidio in carcere mi ha fatto pensare che l’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiamo io) convince di più a togliersi la vita d’estate che d’inverno. Che amarezza però che quasi nessuno ne parli e dica che la sofferenza che c’è in un carcere non si trova in nessun altro luogo, neppure nelle corsie di un ospedale.

31/07/2017

 Ancora non mi sembra vero che tutte le mattine esco dal carcere e ogni volta che varco la porta principale mi dico che i sogni sono belli ma la realtà è ancora più bella.

 




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