martedì 8 agosto - Riccardo Noury - Amnesty International

Canale del Nicaragua, quando il futuro di un paese è in vendita

Il 13 giugno del 2013 il parlamento del Nicaragua diede via libera al progetto del Grande canale interoceanico. La gara per il progetto venne vinta dalla HK-Nicaragua Canal Development Investment Co. Limited, una compagnia cinese che ha sede a Hong Kong.

Oltre al canale, il progetto prevede la costruzione di un aeroporto, due porti, un oleodotto, una ferrovia e due zone di libero commercio. Un progetto ambizioso e avveniristico, un esperimento d’ingegneria tra i principali al mondo. Tutto bene, dunque?

Non proprio, come rivela un rapporto di Amnesty International.

Una volta ultimato, il canale misurerà oltre 275 chilometri e dividerà il paese in due, attraversando per 105 chilometri il Lago Nicaragua, la principale fonte di acqua potabile dell’America centrale.

Le organizzazioni locali per i diritti umani hanno calcolato che, su una popolazione di neanche sei milioni di abitanti, le persone loro malgrado coinvolte e colpite dal progetto saranno 119.200 e le abitazioni interessate 24.100. Centinaia e centinaia di famiglie rischieranno lo sgombero forzato. Nessuna di loro è stata seriamente consultata né finora ha ricevuto la promessa di un alloggio alternativo.

Il progetto prevede l’espropriazione di 2.900 chilometri quadrati di terre e potrebbe sommergere 40.000 ettari di terreni coltivati.

“La maggior parte di noi vive dei prodotti della terra e dell’allevamento degli animali. Non potremmo fare altro. Preferiamo morire qui piuttosto che trasferirci in città”.

Lo ha detto, rappresentando il pensiero di tanti altri, un abitante della zona interessata dal progetto del Canale. Ha chiesto l’anonimato, perché ha paura di ritorsioni.

Non solo il progetto manca di trasparenza (il voto del parlamento, quattro anni fa, passò quasi inosservato e il governo ha rifiutato di fornire informazioni anche ad Amnesty International), ma chi protesta viene perseguitato. I difensori dei diritti umani delle comunità che saranno colpite e le attiviste e gli attivisti contrari al progetto subiscono minacce e intimidazioni.

Il governo Ortega, tra difendere i diritti dei suoi cittadini e proteggere grandi interessi economici, ha scelto chiaramente da che parte stare.




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