venerdì 21 luglio - Riccardo Noury - Amnesty International

Camerun, crimini di guerra e torture orribili e sistematiche con la scusa della lotta al terrorismo

Conflitti | In un rapporto diffuso oggi, Amnesty International ha accusato le autorità del Camerun di crimini di guerra nella lotta contro il gruppo armato islamico Boko haram.

Dalle sue basi nel nord-est della Nigeria, a partire dal 2013 Boko haram ha esteso la sua campagna mortale di attentati, rapimenti e uccisioni nei paesi confinanti e in particolare in Camerun, dove da allora ha ucciso almeno 1500 civili.

La risposta del governo del Camerun è stata estrema: negli ultimi quattro anni centinaia di persone, sospettate di terrorismo spesso in assenza della minima prova, sono state torturate selvaggiamente in almeno 20 centri di detenzione, la metà dei quali non ufficiali e gestiti dai servizi segreti e dall’esercito. L’elenco dei luoghi di tortura comprende anche una scuola e una residenza privata.

Il rapporto di Amnesty International, frutto della raccolta di oltre 100 testimonianze corroborate da fotografie, video e immagini satellitari, contiene un raccapricciante compendio di 24 metodi di tortura, tra cui “la capra” e “l’altalena”, tecniche simili in cui il detenuto viene bloccato o appeso con gli arti legati e poi picchiato.

La maggior parte delle torture ha avuto luogo in due centri di detenzione non riconosciuti ufficialmente: il quartier generale del Battaglione d’intervento rapido di Salak, nei pressi di Maroua, e una struttura diretta dalla Direzione generale delle ricerche esterne (i servizi segreti) situato nella capitale Yaoundé, ironicamente a due passi dal parlamento.

Grazie agli specialisti del centro di ricerca Architettura forense, che già avevano collaborato con Amnesty International nella ricostruzione in 3D della prigione militare siriana di Saydnaya, è stato possibile avere un quadro chiaro del centro di detenzione di Salak e di una scuola di Fotolok riconvertita in base militare nel 2014. Dal 2016 gli alunni sono tornati nelle classi, ma la struttura ha continuato a fungere da base militare, luogo d’interrogatori e tortura, con enormi rischi per gli alunni trattandosi di un potenziale obiettivo militare.

Particolare estremamente preoccupante, il rapporto sottolinea la presenza a Salak di personale militare statunitense e francese. I francesi, Amnesty International li aveva visti coi suoi occhi nel 2015 durante una visita nel paese mentre degli statunitensi – oltre a una serie di fotografie e a un video postati sulla pagina Faxebook di un contractor Usa – hanno parlato oltre 10 ex detenuti.

Un mese fa, Amnesty International ha scritto alle ambasciate di Francia e Usa in Camerun chiedendo conto della presenza di loro personale nel centro di detenzione di Salak e paventando la possibile complicità in detenzioni illegali e torture. La risposta dell’ambasciata statunitense è nel rapporto. Quella francese è arrivata ieri sera.

 

 
 



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