sabato 25 marzo - quartopensiero

Breve catalogo degli errori di Bersani

Può darsi che nell'arco degli ultimi cinque anni Bersani non sia riuscito a commettere tutti gli errori possibili, ma per certo vi è andato molto vicino. Con tutta la simpatia umana che suscita il personaggio, nemmeno Cicerone oserebbe prendere le difese del suo operato politico.

Riassumendo. La supina acquiescenza al volere di Napolitano lo ha portato a sostenere il governo Monti, noto per essere stato quello che ai suoi elettori (quelli di Bersani, visto che Monti ne aveva uno soltanto) ha somministrato le migliori bastonate.

Se il porcellum aveva aperto le porte del parlamento a un esercito di incompetenti la cui unica qualità era la fedeltà al capo, Bersani è riuscito nell'impresa di imbarcare un esercito di incompetenti che nemmeno quell'unica qualità possedevano e che nel giro di sei mesi gli hanno voltato le spalle, sommergendolo di sarcasmo.

Anziché mettere fine alla buffonata delle primarie, ha permesso a Renzi di parteciparvi, legittimandolo come sua futura alternativa, senza nessun impegno chiedergli in cambio (e infatti Renzi si è ben guardato dall'impegnarsi).

Si è presentato con l'assurda candidatura di Marini, sindacalista di lungo corso approdato in politica, cioè l'ideale in una fase di crescente avversione contro la casta, per passare dopo alla grottesca candidatura di Prodi.

Si è poi concesso il pudore di dimettersi, per non svolgere il ruolo dell'uomo per tutte le stagioni, che ha lasciato a Renzi, il quale di questi pudori non ne ha avuti, e coi suoi voti ha governato e maramaldeggiato.

Per completare l'opera, infine, gli ha consegnato chiavi, simbolo e proprietà del partito, e ha tolto il disturbo.

 

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3 réactions


  • pv21 (---.---.---.123) 26 marzo 19:50

    USCITA >

    E’ di tutta evidenza che con M RENZI il PD si è trasfigurato perdendo la sua connotazione e l’anima originaria.


    Adesso le possibili alternative sono due.


    USCIRE subito dal PD per ricostituire una “autentica” forza di centro sinistra.

    O cogliere l’ultima chance per una riconversione dall’interno, tentando, alle prossime primarie, di far prevalere una delle altre candidature e così depotenziare e “emarginare” l’attuale cerchia Renziana. Sempre pronti altresì a uscire dal PD, se il tentativo dovesse fallire.


    Tutto questo per sgomberare il campo da quel singolare concetto di “democrazia” che di fatto toglie ogni parola alle minoranze.

    Identità, unità e “peso” di un partito dipendono dalla volontà-capacità del leader (segretario) di turno di interpretare al meglio il “portato” delle varie componenti e quindi di tracciare una linea di sintesi. Quanto più condivisa perché “aperta” a istanze diversificate. Nessuno ha mai scritto che il diritto-dovere “democratico” di una minoranza è quello di ripiegare e di allinearsi.


    Sintesi.

    Se è vero che, al di là della denominazione di partito, la sola “voce” che finora ha contato è quella del sommo leader “carismatico”, l’unica alternativa è staccare l’audio.

    Tanto più che proprio Renzi potrà quindi attorniarsi di una compiuta “personale” organizzazione politica, fatta su misura ed a sua immagine.

    Via di uscita è tenere fissa la bussola su principi e valori per un Ritorno alla Meta


  • GeriSteve (---.---.---.169) 26 marzo 22:19

    Bersani kapò?

    Il catalogo è decisamente "breve" e infatti si potrebbero aggiungere tanti altri "errori", ma io ci aggiungerei soltanto quello che a me sembra il più grosso:
    Renzi ha dato a Bersani tante ottime occasioni per rifiutare la disciplina di partito e uscirne con la testa alta, rifiutandosi di votare l’italicum, i tanti punti inaccettabili di riforma costituzionale, le nomine di tanti suoi amici fiorentini, le mance elettorali pagate con le tasse dai non evasori e con il calo dei servizi sanitari pubblici...

    Invece Bersani ha sempre chinato la testa, in parlamento ha votato e fatto votare tutte le porcate di Renzi e poi su quale gravissimo punto è uscito? sulla data del congresso del PD!

    E’ vero che un congresso a breve avrebbe imposto la ricandidatura unica di Renzi e quindi il suo potere dittatoriale di non ricandidare gli onorevoli scomodi per lui, ma è una faccenda interna di bottega PD, non un punto che per gli italiani caratterizza politicamente Bersani in contrapposizione a Renzi.

    In sostanza, Bersani e i suoi hanno subito tutte le imposizioni di Renzi e si sono ribellati soltanto quando è diventato certo che, malgrado la loro comprovata viltà, Renzi li avrebbe soppressi.

    E’ la stessa storia dei kapo’ del lager di Treblinxa: hanno collaborato aiutando i nazisti a massacrare, gasare e cremare tutti gli internati e si sono ribellati (malamente) soltanto quando, a lager svuotato, hanno capito che stava arrivando il loro turno.

    Ma la viltà dei kapò è comprensibile: li ha guidati il loro istinto di sopravvivenza, si sono autogiustificati cospirando e progettando una rivolta che salvasse tutti e che però non hanno mai avuto il coraggio di realizzare... mentre invece l’onorevole Bersani e i suoi non erano certo in stato di necessità e non rischiavano la loro vita: al massimo, la poltrona.

    GeriSteve


    • pv21 (---.---.---.123) 27 marzo 18:07

      Postilla >

      Neutralizzare ed estirpare un virus altamente “patogeno” è operazione tutt’altro che semplice. PL BERSANI (+ altri) aveva capito di dover lasciare la “ditta” fin dal referendum di dicembre.


      Già allora, mentre M RENZI, nonostante la batosta subita, s’affrettava ad intestarsi il 41% di SI raccolti (come europee 2014), Bersani ribadiva la necessità di una “inversione a U” sull’idea che il centrosinistra si riassumesse nel PD e che il PD “si riassume nel capo”. Fino a intimare “prima il paese, poi il partito, poi le esigenze di ciascuno”.

      In altri termini.


      Se è vero che di “errori” ne sono stati fatti più di uno, dover uscire dal PD per Bersani è stato un vero “calvario”, una dura lotta di “vocazione contro coscienza”.

      Non solo.

      Per cogliere quanta differenza-distanza politica c’è tra i due basta rileggere gli 8 punti, presentati da BERSANI alla Direzione Nazionale PD l’8 marzo 2013, per “un governo di cambiamento”.

      Viceversa. Saltare di palo in frasca giova a alimentare il Consenso Surrogato di chi è sensibile alla fascinazione …


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