sabato 4 marzo - Riccardo Noury - Amnesty International

Berta Cáceres, un anno fa l’assassinio: in Honduras difensori dei diritti umani sempre in pericolo

Giustizia | La notte tra il 2 e il 3 marzo di un anno fa Berta Cáceres, leader e cofondatrice del Consiglio delle organizzazioni popolari e dei popoli nativi dell’Honduras (Copinh)veniva uccisa nella sua abitazione a La Esperanza, nella provincia occidentale di Intibucá.

Da anni, Berta portava avanti una campagna contro la costruzione della diga di Agua Zarca, che minaccia i diritti dei popoli nativi Lenca. Per quella campagna, aveva anche ricevuto il prestigioso premio Goldman. Dopo il suo brutale assassinio, altri attivisti per i diritti umani e per l’ambiente, compresi esponenti del Copinh, hanno ricevuto intimidazioni e minacce.

Una delegazione di Amnesty International si trova in questi giorni in Honduras per consegnare oltre 80.000 messaggi da parte di persone di ogni parte del mondo. A sua volta, Amnesty International Italia ha consegnato all’ambasciata honduregna di Roma 11.116 firme raccolte dai suoi attivisti.

A distanza di un anno dall’omicidio di Berta, le indagini su mandanti e responsabili sono ferme. Negli ultimi 12 mesi, oltre ai già ricordati ulteriori casi di intimidazioni e minacce, le autorità non hanno cessato di usare un linguaggio diffamatorio nei confronti dei difensori dei diritti umani locali, prontamente ripreso dalla stampa filo-governativa, il ché ha messo ulteriormente in pericolo persone che invece dovrebbero essere protette e difese.

L’assenza di passi avanti nelle indagini e il clima di persecuzione nei confronti dei difensori dei diritti umani dell’Honduras manda a questi ultimi un messaggio sinistro: siete tutti sotto tiro.

Compresa Bertita Zuñiga Cáceres, che insieme al Copinh continua a portare avanti la lotta della madre per la difesa del suo ambiente e di quello del popolo Lence.




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