mercoledì 22 febbraio - Aldo Giannuli

Benvenuta Sinistra Italiana ed auguri

Ce ne è voluta, ma alla fine è nata Sinistra Italiana dalla confluenza di parte di Sel, di buona parte di quanti erano già usciti dal Pd a fine 2015 e di una delle correnti di Rifondazione Comunista.

È stato un parto travagliato, con il distacco di una componente di Sel, e che forse ha consumato troppo tempo in una discussione inutile perché aveva uno sbocco segnato sin all’inizio, ma, alla fine, la fondazione c’è stata ed ha raccolto i primi segnali positivi, come l’intervento di De Magistris. Pertanto, voglio fare i miei più calorosi auguri ai compagni che hanno avviato questa avventura.

Con la vittoria referendaria del 4 dicembre, il sostanziale ritorno al proporzionale, la crisi del Pd si è aperta una nuova fase politica che segna la fine della Seconda repubblica. Se ne apre una nuova nella quale occorrerà ridefinire l’offerta politica. Lo scrivo dal 5 dicembre: come 25 anni fa, si è aperta una fase di turbolenze, nella quale nasceranno nuovi partiti, ne moriranno di vecchi, se ne scinderanno alcuni, se ne unificheranno altri, compariranno nuovi fenomeni politici e mediatici, spireranno i venti di nuove culture politiche.

In questa situazione, Sinistra Italiana ha spazi molto ampi davanti a sé, se saprà coglierli, perché si avverte da tempo il vuoto di una vera sinistra in Italia e non sono affatto sicuro che gli attuali fuorusciti dal Pd sapranno esserlo: su di loro pesano troppi errori politici, troppa subalternità culturale alla vague neo liberista. In ogni caso, benvenuti anche loro.

L’importante è che non si tratti della riedizione di esperienze già fatte e che hanno avuto scarso successo: non è il caso di ricostruire i Ds o Sel. Serve qualcosa che abbia queste caratteristiche:

-che sia una sinistra di massa

- che non sia il solito partito di funzionari e notabili

- che abbia capacità di produrre le idee necessarie ad una cultura politica all’altezza dei tempi



- che sappia avere iniziativa politica.

Quello che ci lasciamo alle spalle (che DOBBIAMO lasciarci alle spalle) è il partito che produce slogan elettorali e non idee, che vive delle decisioni di ristrettissimi salotti e terrazze romane che poi vengono veicolate dalla catena dei funzionari, che spende più soldi per stipendiare inutilissimi funzionari che per l’iniziativa politica, che non è capace di andare al di là delle liturgie congressuali e di trovare nuove forme di partecipazione democratica, che esaurisce ogni dibattito nella discussione delle alleanze elettorali, che non ha il coraggio delle scelte radicali, che se fa un giornale o un sito è solo un noiosissimo bollettino parrocchiale. Con tutto questo basta, ma una volta per tutte.

Io penso che oggi ci sia bisogno di una sinistra che sappia vivere nel mondo della globalizzazione, che capisca le nuove sfide che questo comporta, che sappia suscitare conflitto e che sappia costruire egemonia.

E questo significa un partito militante e non un a catasta di tessere con relativi signori, un partito che faccia da lievito dei movimenti sociali, che abbia il suo centro motore in un centro studi che sforni quotidianamente idee, informazioni, analisi, progetti e proposte, che faccia della discussione interna un modo per coinvolgere anche gli altri. Soprattutto un partito in cui i dirigenti studino (abitudine che mi sembra un po’ persa). Poca propaganda, molte idee, questo è quel che serve.

Una forza politica che sappia meditare sui suoi errori passati a cominciare dal non aver capito niente della crisi in atto e dall’incomprensione della protesta contro la casta politica. Certo in questa protesta c’è molta antipolitica, vero, ma la motivazione di fondo è più che giusta perché le classi dirigenti di questo paese fanno decisamente schifo (non parlo solo della classe politica ma anche del management e della finanza, della casta giudiziaria, di quella giornalistica e accademica) e non solo perché sono fatte da avidi e corrotti, ma soprattutto perché sono fatte da cialtroni incompetenti ed impreparati.

Io penso serva un partito rivoluzionario della sinistra, il che non significa che pensi ad alcuna avventura armatista o insurrezionale, ma che auspico un partito capace di contestare il sistema di potere vigente e di combattere e sostituire le classi dirigenti attuali. Il che significa produrre una classe dirigente di ricambio (per questo non cederò mai all’antipolitica), e questo richiede di scrollarsi di dosso il moderatismo che, dagli anni ottanta, ha portato la sinistra a diventare l’ombra di sé stessa.

E questo pone il problema del M5s: la sinistra ha avuto un atteggiamento isterico, interessata a condannare senza cercare di capire. E, invece, l’esperienza del M5s ha molto da insegnare, solo che si abbia l’umiltà di mettere da parte i pregiudizi e, senza per questo abbandonare un atteggiamento critico, sappia cogliere gli aspetti positivi ed i terreni di convergenza. Faccio un solo esempio molto semplice: vi siete mai chiesti come mai i 5 stelle hanno un sito frequentato da decine di migliaia di persone ogni giorno ed i siti della sinistra sono sempre stati nicchie assai striminzite che parlavano (e parlano, quando ce ne sono ancora) solo a chi già è del giro? Non sarà il caso di rifletterci un po’ su?

So che i 5 stelle (che hanno i loro difettacci e chiunque mi legge sa che non gliele mando a dire) sono piuttosto chiusi ad una qualsiasi alleanza, ma perché non iniziare con un serio confronto, senza voglie prevaricanti ma con l’idea di sostenere a vicenda battaglie in cui ci si ritrova? Vorrei ricordare due dati: nel Parlamento Europeo il gruppo 5 stelle ha votato insieme al gruppo della Sinistra Europea nel 78% dei casi. Nel parlamento italiano, il M5s e Sel si sono trovati fianco a fianco nella battaglia contro la “riforma della Banca d’Italia”, contro il job act, contro l’Italicum, contro la “riforma” costituzionale. E’ tutto un caso o c’è un terreno comune su cui lavorare?

Auguri fraterni compagni, con una promessa: non vi farò mancare il mio appoggio per ogni cosa giusta che proporrete, e non vi farò mancare una sberla per ogni bestialità che doveste fare. Sapete che sono fatto così.



1 réactions


  • linuxfan (---.---.---.220) 23 febbraio 09:04

    A proposito di M5S, alleanze e terreni comuni "su cui lavorare": io credo che il M5S abbia ragione a non allearsi, che il terreno comune si chiami Parlamento, e il lavorare consista nel proporvi il proprio programma elettorale, votare a favore delle proposte gradite e votare contro le proposte sgradite. Tutto il resto è una chiacchiera che serve solo a nascondere giochi di potere.


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