domenica 9 aprile - Riccardo Noury - Amnesty International

Australia, la sofferenza e gli abusi sui rifugiati producono profitti

Nel 2012 l’Australia ha inaugurato un sistema volutamente crudele di “gestione offshore” sull’isola di Nauru e su quella di Manus, appartenente a Papua Nuova Guinea. I richiedenti asilo e i rifugiati sono isolati in località remote e vengono sottoposti a trattamenti crudeli e degradanti, in alcuni casi per anni, solo per aver cercato riparo sulle coste australiane.

Nel suo rapporto “L’isola della disperazione”, reso pubblico nell’ottobre 2016, Amnesty International aveva denunciato la violazione intenzionale e sistematica, da parte dell’Australia, dei diritti dei richiedenti asilo e dei rifugiati e che le condizioni nell’isola di Nauru erano così volutamente crudeli da arrivare a costituire tortura.

Ora, un nuovo rapporto di Amnesty International rivela che la crudeltà produce affari lucrosi.

I due centri di Nauru e Manus sono gestiti dall’australiana Broadspectrum, acquisita dalla spagnola Ferrovial nell’aprile 2016.

Nell’anno finanziario 2016, le attività di Broadspectrum che riguardano i due centri hanno prodotto 1,646 miliardi di dollari australiani, un incredibile 45 per cento del totale delle entrate dell’azienda.

Da quando ha acquisito Broadspectrum, Ferrovial ha accumulato ricavi per 1,4 miliardi di euro, buona parte dei quali grazie alle attività a Nauru e Manus.

Il valore totale del contratto tra il governo australiano e Broadspectrum – che terminerà a ottobre – è di 2,5 miliardi di dollari australiani in tre anni e mezzo.

Se comparato ad altri ambiti in cui opera Broadspectrum, è evidente che si tratta di un contratto più che conveniente.

Il suo margine di profitto del settore Difesa, sociale e proprietà – che comprende le attività svolte a Nauru e Manus – era del 17,8 per cento nell’anno finanziario 2016, enormemente più alto rispetto al 2,8 per cento del settore Infrastrutture e all’1,6 per cento del settore Risorse e industria.

I ricavi di Ferrovial dal settore Servizi – in cui sono incluse le operazioni di Nauru e Manus – è invece aumentato del 24,1 per cento nel 2016, l’anno dell’acquisizione di Broadspectrum.

Mentre Ferrovial e Broadspectrum fanno ampi profitti, le persone intrappolate sull’isola di Nauru trascorrono un’esistenza inimmaginabilmente tetra, con poche speranze di uscirne fuori.

Non solo è stato negato loro l’ingresso in Australia ma non sanno neanche se e quando sarà loro permesso di lasciare Nauru. Recentemente si è parlato di un accordo con gli Usa. Persino persone riconosciute rifugiate non possono lasciare l’isola.

I richiedenti asilo e i rifugiati subiscono aggressioni, anche di natura sessuale, da parte del personale del centro e nessuno viene chiamato a risponderne.

Broadspectrum non solo è a conoscenza delle condizioni in cui si trovano i richiedenti asilo e i rifugiati ma in alcuni casi i suoi impiegati e personale in subappalto (quello della Wilson Security) si sono resi responsabili di comportamenti negligenti e abusivi.

Alla data 30 del aprile 2015 erano state presentate nei loro confronti 30 denunce di abusi su minori, 15 denunce di aggressioni sessuali o stupro e quattro denunce relative a prestazioni sessuali in cambio di fornitura di merce di contrabbando.

Il governo australiano ha orgogliosamente difeso l’intenzione di far soffrire le persone trattenute a Nauru e Manus con l’obiettivo di far desistere altri richiedenti asilo dal tentativo di entrare irregolarmente in Australia.

Nonostante questa candida ammissione, nessuno vuole assumersi la responsabilità di quanto accade nel centro di Nauru.

Broadspectrum ha risposto ad Amnesty International che “non opera nel centro” e lo stesso ha fatto sapere Ferrovial. Il governo australiano a sua volta afferma che il centro è gestito dal governo di Nauru, che ha addossato ad altri la responsabilità.

Dalle ricerche di Amnesty International è emerso invece che Broadspectrum gestisce quotidianamente il centro e esercita un controllo effettivo sulla vita quotidiana dei richiedenti asilo e dei rifugiati, per conto del governo australiano e con la supervisione e il controllo finali di quest’ultimo.

Il governo australiano sta facendo di tutto per nascondere la reale dimensione delle violazioni in corso a Nauru e Manus: gli operatori sanitari che denunciano le condizioni di vita possono incappare in un reato penale mentre ai fornitori di servizi è richiesto di sottoscrivere una clausola di confidenzialità.

In un documento interno trapelato all’esterno, Broadspectrum ha avvisato i suoi dipendenti che possono essere licenziati se forniscono informazioni sulle attività svolte a Nauru.

La segretezza si estende anche al contratto sulla base del quale Broadspectrum e Wilson Security operano a Nauru e Manus, le cui clausole non sono completamente pubbliche.

Ferrovial ha annunciato che, alla scadenza di ottobre 2017, non rinnoverà il contratto e si prevede che il governo australiano pubblichi un bando per una nuova fornitura di servizi. Amnesty International sta chiedendo a Ferrovial di porre fine al più presto alle sue operazioni a Nauru e Manus e sollecita tutte le aziende a non subentrarle.




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