mercoledì 19 aprile - Emilia Urso Anfuso

Aumento dell’IVA e gioco delle tre carte: stangata in arrivo

La cosa peggiore che un premier possa fare, durante il suo mandato, è quella di fondare la sua azione di governo sulle menzogne. Anche perché, esistono menzogne e menzogne. Quelle dette per il bene, potrebbero anche passare, ma non è un concetto applicabile al mondo della politica, dal momento che non si trovano ragioni a dichiarare menzogne “per il bene del paese”.

Le altre menzogne, quelle cattive, bieche, purulente, fanno ormai parte del tessuto politico, e nel nostro paese sono diventate la norma.

I politici mentono per alimentare consensi, per far bella figura in campagna elettorale, per celare scandali che li vedono protagonisti. Mentono a tutto tondo, e ormai non vi è nulla di ciò che viene quotidianamente dichiarato che possa anche minimamente esser preso in considerazione: un politico farà – quasi sicuramente – il contrario di ciò che dichiara e promette. Non è difficile prevederne le mosse.

Ora, finché si tratta di piccole cose, passi. Ci sta la piccola menzogna, magari dichiarata con la speranza di poter poi realmente realizzare ciò che si è detto. Ma quando la menzogna diviene il cancro della politica, ecco che allora le conseguenze diventano gravi, quasi mortali.

Nei tre anni di governo Renzi, uno dei leit motiv è stato: “Noi abbassiamo le tasse e aumentiamo i posti di lavoro”. A parole, tutto si rende possibile, peccato che – all’atto pratico – accada tutto il contrario.

Renzi resterà negli incubi notturni di molti italiani per esser stato colui che ha introdotto la cancellazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, alimentato il precariato, aumentato tasse e imposte e mentito più di qualsiasi altro premier negli ultimi venti anni.

Renzi: "Non aumenteremo l’Iva"

Quante volte glielo avete sentito dire? “Non aumenteremo ulteriormente l’i.v.a”. qualcuno potrebbe obiettare: “Effettivamente, durante il suo governo, l’imposta sul valore aggiunto non è stata aumentata”. Obiezione respinta, dal momento che, molto di ciò che accade di governo in governo, è proprio dovuto a ciò che il governo precedente ha combinato, nel bene e nel male.

Attenzione però: in effetti, Renzi non ha mai dichiarato “L’iva non verrà mai più aumentata”, bensì è andato avanti dichiarando, di volta in volta, cose del tipo: “Non aumenteremo l’iva nel 2016, nel 2015…”.

A ben guardare quindi, almeno in questo caso, non ha esattamente mentito, ma posticipato – in data da stabilire – qualcosa che, giocoforza, sarebbe dovuto accadere. Prima o poi.

Ecco, questo “poi” è arrivato, e per tutti noi saranno guai grossi.

Aumenti iva: di chi è la colpa

Attualmente, in Italia esistono tre aliquote:

  • 4 per cento (aliquota minima), applicata ad esempio alle vendite di generi di prima necessità (alimentari, stampa quotidiana o periodica, ecc.);​
  • 10 per cento (aliquota ridotta), applicata ai servizi turistici (alberghi, bar, ristoranti e altri prodotti turistici), a determinati prodotti alimentari e particolari operazioni di recupero edilizio;​
  • 22 per cento (aliquota ordinaria), da applicare in tutti i casi in cui la normativa non prevede una delle due aliquote precedenti.​

Gli ultimi aumenti dell’iva, sono stati applicati il primo Ottobre 2013, durante il brevissimo governo Letta. Ma non fu Letta ad aumentare l’Iva, bensì il precedente governo “tecnico” presieduto da Monti, che restò in carica dal 16 novembre 2011 fino al 28 aprile 2013.

Quindi: a Monti si deve l’aumento dell’iva dal 20 al 22%. Dati alla mano, gli aumenti delle aliquote, furono previsti dopo il 2011, anno dell’avvento di Monti. La “messa in opera” avvenne poi durante il governo Letta, che dovette concretizzare ciò che Monti aveva avviato.

Però, c’è da dire che Renzi ci ha messo di suo: a suon di deroghe alle “clausole di salvaguardia” – la norma che prevede l’aumento dell’iva nel caso in cui lo Stato non sia in grado di reperire le risorse economiche necessarie e previste dalla Legge di bilancio – non ha fatto altro che dribblare il problema, non renderlo concreto durante il suo governo, per poi lasciare che la patata bollente, venisse presa dal suo successore-prosecutore, Paolo Gentiloni.

Confusione tra taglio delle tasse e mancato aumento dell’iva

È necessario fare molta attenzione su ciò che viene propagandato dai politici. Ad esempio, nel caso del governo Renzi – tra i più longevi della Repubblica Italiana – uno dei leit motiv è stato: “Noi stiamo abbassando le tasse”.

Non è vero, perché spesso è stata dichiarata questa inesattezza, solo in base al fatto – ad esempio – effettivamente, fino ad oggi, non è stata ulteriormente aumentata l’iva, che incide non solo sugli acquisti, ma su tutto ciò che fa parte della vita di ogni singolo cittadino.

Se non si aumenta temporaneamente l’iva, non puoi dichiarare che hai abbassato le tasse, o meglio, le imposte. Il taglio delle imposte deve avvenire in maniera mirata, tangibile, e non di sbieco, per una sorta di gioco delle tre carte, che prima o poi però, verrà scoperto.

Il giochetto del rapporto deficit/Pil

Fino ad oggi, a partire dal 2013, anno dell’insediamento del governo Renzi, si è giocato a rimpiattino tra le richieste di rientro del deficit da parte della Commissione Europea, e le richieste di deroga da parte del governo italiano.

In pratica, per far pensare alla popolazione che non si sta mettendo mano al portafogli degli italiani, con ulteriori aumenti delle imposte, non si è fatto altro che chiedere all’Europa di attendere ancora un po’, sapendo però benissimo che prima o poi, quel conto l’Europa ce lo avrebbe presentato, e sarebbe stato salatissimo.

Cosa provocherà l’ulteriore aumento dell’Iva

Innanzitutto, l’ulteriore aumento dell’iva, farà dell’Italia la nazione europea con la pressione fiscale più alta in assoluto. Sono record che vorremmo non raggiungere mai.

Oltre ciò, le ripercussioni sull’economia dei cittadini saranno drammatiche. Forse non ci si pensa, ma quando aumenta l’iva, il potere economico delle famiglie si abbassa ancora di più. Tutto aumenta, ma stipendi e pensioni restano ai minimi storici. In parole povere, significa un ulteriore impoverimento delle famiglie.

Non basta, perché l’aumento dell’iva incide in maniera indiscriminata, e si abbatte ancor più pesantemente sulle fasce più deboli, che vedono le loro già scarse disponibilità economiche, rarefarsi ancor di più.

E i ricchi? Questo è sempre un capitolo a parte. I veri ricchi, normalmente, hanno dalla loro, interi team di commercialisti, in grado di fargli evadere il Fisco o di farli apparire poveri, senza nemmeno rischiare di andare in galera. E’ il potere dei soldi, bellezza…

Aumentare l’iva costa sempre molto

Quando fu aumentata l’iva al 22%, non accadde solo un ovvio aumento del costo di prodotti e servizi. Si sappia che, solo per adeguare l’aumento su tutte le macchinette erogatrici di caffè, bevande e merende, le aziende spesero ben 40 milioni di euro. Una cifra enorme.

Considerate infatti che, nel 2012, le macchinette attive in Italia erano pari a 2,4 milioni di unità, e per adeguare i prezzi di vendita, aumentati a causa dell’aumento dell’iva, fu necessario impiegare tempo, risorse umane e denaro.

Lavoro che non fu nemmeno ripagato, considerando che, dopo l’aumento dei caffè e delle merendine erogate dalle macchinette, l’intero comparto del vending subì perdite per oltre 100mln di euro.

Conclusioni

Stiamo pagando un prezzo sempre più alto per non ottenere nulla. Siamo la nazione con la pressione fiscale più alta d’Europa, con il livello di corruzione più alto, con il numero di scandali in seno alla politica più alto tra le nazioni del mondo. Continuare così, non è possibile. Altro che guerra nucleare, qui ci spazzano via a suon di imposte, furti di risparmi, negazione dei diritti e aumento della differenza tra gente comune e ricchi sempre più ricchi.

Inoltre, è bene ricordare sempre, che nessun governo sta pensando seriamente di tagliare i costi della politica, ma anche gli enormi costi e sprechi delle pubbliche amministrazioni e della macchina statale. Tolgono sempre e solo dalla stessa parte: i cittadini.

Ciò che appare discordante, è la mancanza di un vero moto di ribellione da parte di tutta la popolazione. Probabilmente, a parte le solite cantilene trite e ritrite, gli italiani così in crisi poi, non sono ancora…

 




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