lunedì 15 maggio - Traiettorie Sociologiche

Altre questioni meridionali

​Un romanzo d'epoca su una Napoli che si affaccia al Novecento

 

di Adolfo Fattori

Hugues Rebell, pornografo (sotto pseudonimo), polemista e poeta degli anni a cavallo fra XIX e XX secolo ha avuto, come scrittore un bizzarro destino.

Solo nel pieno del nostro secolo, nel 1966, gli è stata riconosciuta la sua qualità di esploratore dei territori del sesso narrato, con la consegna (postuma) del Prix Nocturne, istituito nel 1962 per premiare "opere fantastiche e insolite".

Per il resto, è un autore largamente sconosciuto, fino a quest'anno, quando ha visto la pubblicazione in Italia di un suo romanzo storico-politico-poliziesco, pubblicato originariamente nel 1900.

La circostanza è importante, perché il romanzo, La camorra, appena pubblicato dalla Mincione edizioni di Roma (pp. 249, € 15.00), è ambientato in Italia, a Napoli, nei decenni immediatamente successivi all'"Impresa dei Mille", alla prima "Unità d'Italia" (mancano ancora le regioni del Nordest della penisola), allo stabilirsi dell'esercito piemontese nella capitale dell'ex Regno delle Due Sicilie.

Il tratto che colpisce subito il lettore è l'estrema modernità della scrittura, veloce, agile, diretta – merito anche della traduzione di Shelia Concari, probabilmente – e il montaggio veloce delle varie sequenze narrative, quasi cinematografiche, quando il cinema era appena nato.

Ancora, la capacità dell'autore di mescolare senza sforzo e senza scarti stilistici i linguaggi dei generi: dall'erotico, sempre occhieggiante, quasi un non-detto che fa capolino al di sotto del racconto, quando vengono narrate le interazioni fra gli uomini e le donne che popolano la vicenda; al feuilleton, quando seguiamo i protagonisti avventurarsi nei fondaci e nei vicoli luridi e miasmatici della città; al poliziesco, nelle sequenze in cui ci si racconta come l'esercito indaghi sugli omicidi della camorra, come nel caso dell'omicidio del comandante Pignatelli, considerato dai piemontesi un eroe, a cui viene riservato il trattamento con cui la camorra liquida le spie; al melodramma, quando Rebell ci racconta dei flirt e delle relazioni fra uomini e donne delle classi alte; al romanzo storico, quando descrive attraverso le parole dei protagonisti, la situazione politica del momento.

Il romanzo di Rebell ci propone una visione nuova, piuttosto inedita – lontana dai deliri di neo-borbonici e altri cultori di una eventuale "teoria storica del complotto universale" – della "Questione meridionale", che aveva visto concentrarsi gli studi e le narrative sulla sua natura (fino agli anni Settanta del Novecento, fra l'altro, per poi assopirsi parecchio), perché sposta il centro del discorso dalle campagne alle città, anzi alla unica vera metropoli del Meridione, allora ancora, forse, l'unica vera metropoli italiana. E oltre questo propone una interpretazione quasi in contemporanea, presumibilmente a pochi anni di distanza dai fatti narrati, delle diverse percezioni e retoriche sulla natura della camorra.

Per alcuni più che un'organizzazione criminale, la camorra sembra volersi accreditare come il centro di un movimento che dovrebbe battersi contro il governo piemontese, indicato come un potere coloniale, estraneo alla città e ai desideri dei napoletani, forte di un esercito di occupazione che ha anche poteri di polizia, nella speranza di un ritorno dei Borboni.

Per altri, più realisti, non è altro che un'organizzazione delinquenziale a tutti gli effetti. Interpretazione dichiarata dallo scrittore sin dalle prime pagine del romanzo. Come racconta il luogotenente dell'esercito piemontese (oops! Italiano) Fortiguerri, milanese trasferito al Sud,"Una volta ho incontrato, a Milano, un napoletano molto istruito sulla vita segreta della sua città natale, il signor Luigi Baculo. Affermava che la Camorra fosse un'associazione di malfattori, nata nelle prigioni, che aveva lo scopo di difendere i detenuti e di strapparli il più possibile al regime penitenziario. Procura loro cibo migliore, qualche dolcino, a volte delle armi...".

Così i due protagonisti, Fortiguerri e Ascalona, leader camorrista, si combattono, il primo per catturare il secondo, e questi per sfuggirgli, circondati di militari anglosassoni in visita, giovani donne straniere in cerca di avventure sentimentali, nobili decaduti insieme alla fine dei Borboni, puttane, nobildonne attempate, preti iracondi, e tutta la tipica folla del romanzo popolare dell'Ottocento.

Un'altra cifra del romanzo, che insieme al ritmo veloce lo rende scorrevole e attraente è la leggera ironia che impregna il racconto e ne attualizza le sostanze e le forme, legittimando una scrittura che rilegge la tradizione dei grandi del romanzo popolare francese Victor Hugo, Alexandre Dumas padre e figlio, Honoré de Balzac, Eugène Sue per adeguarla ai nuovi tempi (il salto di secolo) e alle nuove soggettività della società di massa che stava nascendo e che la cultura di massa rispecchiava.

Una scrittura e una visione dei rapporti fra stato, criminalità, immaginario popolare talmente moderne che il romanzo sembra scritto oggi, da un contemporaneo attento ai discorsi sulla storia delle mutazioni del nostro paese, dell'ordine pubblico, delle nostre città.

 

 

 

 

 

 




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